IL CONGRESSO REGIONALE DI FORZA ITALIA. Anti-garantismo e opportunismo. Perchè l’attacco della Patriarca, di Bicchielli e di De Rosa a Martusciello è uno schiaffo ai principi liberali


Abbiamo dato un’occhiata ad una missiva scritta dai tre agli organi nazionali del partito. Contraddizioni, doroteismo. Eppure la Patriarca ha subito di tutto, dalla condanna definitiva per camorra del padre, a quella speculare dell’ex-marito Enrico Martinelli, fino a uno scioglimento del Comune che guidava da sindaco, evitato solo per le sue dimissioni in extremis. Dovrebbe essere una garantista senza se e senza ma. Ma anche sulla vicenda dell’opportunità..

CASERTA (g.g) – Forza Italia possiede o no un’identità politica chiaramente percepibile anche a chi può o vuole valutare un partito con strumenti cognitivi elementari?
Secondo me Forza Italia ha perso diverse occasioni, durante la sua storia trentennale per diventare, un partito migliore di quello che è. Tanto, troppo ha ceduto della sua asserita anima liberale alla pur comprensibile e sicuramente inevitabile ambizione di essere un partito di governo e agli ugualmente inevitabili, quand’anche spesso discutibili compromessi da sempre gradiente di fusione elettorale e poi politica di ogni coalizione che ottiene il titolo a governare.

Ma su una cosa Forza Italia non ha mai ceduto ed è del tutto irrilevante armare postumi processi alle intenzioni e alle cause di questa postura riconoscibile anche da chi la politica la segue poco. Non ha ceduto o nulla ha emendato sulla ragione forte e fortemente liberale del garantismo.
Nessun esponente del partito, anche il piú opportunista e spregiudicato, ha mai violato questa linea di confine invalicabile anche da chi, nella friabile manipolabilità delle regole e degli statuti, ha trovato il modo per ricavare sorprendenti e improvvise posizioni di avanguardia.

Annarita Patriarca, Raffaele De Rosa, Giuseppe Bicchielli, detto Pino – eccolo qui un vero professionista del trasformismo creativo, sin da quando, vent’anni fa, attraversava il fascio di luce dei giornali casertani arrivando dal nulla, diventando l’uomo ovunque dell allora mastelliano di centrosinistra e poi Pd Sandro De Francisciis – sono tre parlamentari eletti nel 2022. Si tratta dunque di esponenti di primo piano di Forza Italia, le cui parole, che in questo caso si amplificano in una presa di posizione comune, possono anche non essere la posizione del partito, ma rappresentano comunque un segno non irrilevante rispetto al quale Forza Italia dovrà ribadire con fermezza necessariamente inemendabile il suo principio ispiratore più importante.

Patriarca, De Rosa, e Bicchielli, quando il principio del garantismo non è trattabile

I tre parlamentari attaccano il commissario regionale Fulvio Martusciello con modalità grossolane.

Perché se è vero che in Forza Italia molto, ripeto, anche troppo è stato possibile derogare alla prassi della buona politica nei suoi 32 anni di vita, quello del garantismo è uno stemma che il partito di Silvio Berlusconi può sfoggiare con orgoglio, a testa alta, perché non è stato mai negoziabile e non è stato mai ostaggio di una prosa dorotea, quella ad esempio, utilizzata da Patriarca & Co. nella loro lettera scritta agli organismi nazionali del partito contro Martusciello. Dorotea perché non si può dire, contemporaneamente, che un principio è vero e può anche non essere vero. Un principio è un principio: o lo sposi, lo adotti o non lo sposi e non lo adotti.

E siccome questa, vivaddio, è la parte granitica e non negoziabile di Forza Italia, se non lo abbracci, te ne vai dal partito. Perché, quello del garantismo, è un fondamento del liberalismo, dottrina dell’ascolto, ma che ha impiegato secoli per formare e sedimentare un pensiero, il bel pensiero dell’individuo, della persona i cui diritti costituiscono la base e la fucina della convivenza sociale. Per cui ci sono principi che i liberali sono sempre pronti a discutere ma che non possono, ripeto, negoziare.

I diritti umani di Martusciello

L’europarlamentare e commisario regionale, di cui questo giornale ha scritto le peggio cose. Ha diritto, proprio per questo trattamento subito di veder specularmente visualizzare e amplificare i motivi per i quali la magistratura belga sta indagando su di lui. Ha diritto perché tutti quelli che hanno letto a suo tempo i titoloni (anche i nostri) contro di lui devono essere ora messi in condizione di sapere che Martusiello è indagato per una storia surreale di presunte raccomandazioni di quattro persone presso la Huawei, industria cinesi di smartphone, attraverso un corso di formazione attivato dall’Università Vanvitelli che CasertaCE ha dimostrato non possedeva caratteristiche tali da poter permettere il controllo e la determinazione di un qualsiasi tipo di assunzione in un contesto gestito da un dirigente dell’Ateneo casertano, il quale, da parte sua, ha dichiarato di non aver mai conosciuto Martusciello neppure in cartolina. A smontare ulteriormente la costruzione accusatoria c’è poi la narrazione farlocca di un faccendiere di Huawei il quale asserisce di aver incontrato Martusciello in giorni in cui però questi non si trovava nè il Campania, nè in Italia, e nè presso le sedi del Parlamento europeo, bensì a Praga cosí com’è provato dall’infallibile tecnologica del Gps.

Patriarca, De Rosa e Bicchielli fanno casino per salvare la loro poltrona in Parlamento

Scrivono Patriarca, De Rosa e Bicchielli che rispetto alle vicende giudiziare riguardanti Martusciello e un altro esponente del partito – di cui però, e non si capisce perchè, non fanno il nome, ma si tratta di Francesco Silvestro – che loro ribadiscono “con assoluta chiarezza la cultura garantista di cui sono portatori, che “non può essere piegata alle convenienze del momento“.
Al contratio i tre parlamentari, con il discorso doroteo di cui abbiamo già scritto prima, lo piegano e come il principio di garantismo alla loro convenienza personale. Patriarca &Co., infatti, iniziano una sorta di minuetto pieno di se e di ma, andando poi a sfociare nella “questione di opportunità” che poi, se anche si volese accettare l’idea di un garantismo emendabile dalla discriminante, costituita dalla questione di opportunità che tenga conto pure dei primi contenuti di una qualsiasi indagine giudiziaria, questo delta non potrebe mai essere applicato allo stesso modo al caso di Martusciello, obbiettavamente risibile per le questioni oggettive che si ricavano testualmente dagli atti delle indagini della magistratura belga, nei confronti del commissario regionale di Forza Italia, rispetto al caso apparentemente più grave riguardante il senatore Francesco Silvestro.
Insomma, qualunque sia l’angolo visuale da cui si valuta la posizione dei tre parlamentari Patriarca, De Rosa, e Bicchielli, la loro si configura come un evidente strumentalizzazione finalizzata a colpire Martusciello per motivi ben diversi da quelli enunciati nella loro lettera, in cui chiedono lo spostamento della data del congresso regionale.
Siccome nella stessa missiva vengono avanzati dubbi sul modo con cui è stato realizzato il tesseramento, si ha l’idea che quello della Patriarcha, di Bicchielli e di De Rosa costituisca un espediente per cercare in qualche modo di salvare una candidatura alle prossime elezioni politiche, confermando quello che per loro è stato sempre un gioco di abilità: poco consenso personale e uno scranno in parlamento attraverso il sistema dei nominati.


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Gianluigi Guarino

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