L’INTERVISTA. Il nuovo saggio dell’architetto Salvatore Costanzo, esempio di rigore in tempi di cultura effimera


Caserta (pm)Abbiamo saputo, e con piacere ne diamo notizia, che è prossima la pubblicazione di un nuovo saggio del noto architetto marcianisano Salvatore Costanzo, su “i  tre titani dell’architettura: filo rosso tra Brunelleschi, Michelangelo e Vanvitelli”. Alla vigilia della presentazione ufficiale dell’opera, abbiamo incontrato l’autore per raccoglierne un’intervista, della quale lo ringraziamo.

Prima, ricordiamo a chi ancora non lo conoscesse che Salvatore Costanzo è un autorevole studioso – stimato anche fuori dai confini nazionali – dei temi dell’architettura classica e delle arti figurative. È un profondo conoscitore della scuola vanvitelliana, a cominciare dal capostipite, l’architetto reale Luigi Vanvitelli, per giungere ai suoi allievi che si affermarono in Italia, nel resto d’Europa e persino oltreoceano, in particolare nella Nuova Spagna (l’odierno Messico). Come storico dell’architettura, Costanzo è noto non solo nel campo propriamente specialistico, ma anche al grande pubblico appassionato di tali temi per i suoi approfonditi studi sul Tardo Barocco e sul Neoclassicismo nel Regno di Napoli e nell’Italia meridionale.

Prolifico saggista, con opere caratterizzate da un rigoroso scavo archivistico, dall’analisi storico-critica delle architetture e da un ricco corredo iconografico, incarna la figura dell’autentico intellettuale: dedito alla conoscenza e allo studio come appagamento spirituale e orientato al progresso civile della comunità. Niente a che fare con lo stereotipo di cultura oggi in voga, che spaccia per tale sagre e feste lautamente finanziate con fondi pubblici che meglio potrebbero essere destinati a incentivare quanti si impegnano nella ricerca autentica e nell’approfondimento artistico al modo dell’architetto Costanzo. Una “cultura” che sfiora spesso l’esibizionismo in convegni e incontri raramente credibili, nei quali egli compare non a caso solo di rado, pur potendo svettare con il proprio contributo.

La nostra intervista a Salvatore Costanzo

CasertaCe.net: Architetto Costanzo, lei ha un percorso professionale che spazia dalla libera professione a oltre quaranta ponderose pubblicazioni scientifiche. Come si inserisce il nuovo studio LE DUE GRANDI CUPOLE nel solco della sua ricerca sul patrimonio storico -artistico nazionale?

S. Costanzo: Ho sempre creduto che la professione debba essere nutrita dalla ricerca. Questo libro, LE DUE GRANDI CUPOLE, rappresenta la sintesi di decenni di studi sull’architettura monumentale di Firenze e Roma. In realtà si tratta di un volume, di prossima uscita, che unisce la lettura critica delle fonti storiche alle moderne indagini diagnostiche e strutturali, colmando il divario tra l’intuizione geniale del Rinascimento e la verifica ingegneristica contemporanea.

CasertaCe.net: Il suo saggio unisce il sapere rinascimentale alle moderne indagini tecniche. Quanto è importante oggi, per uno studioso, applicare la lente dell’ingegneria moderna all’architettura antica?

S. Costanzo: E’ fondamentale. Le cupole di S. Maria del Fiore e di San Pietro non sono solo espressioni di bellezza estetica, ma autentici prodigi di statica. Nel volume ho voluto superare la sola analisi storico-critica, integrando le ricerche, i segreti e le scoperte con le più attuali indagini tecnologiche. Questo approccio mi ha permesso di comprendere appieno il genio di Brunelleschi e Michelangelo, svelando come intuizioni visionarie abbiano anticipato complesse leggi ingegneristiche e strutturali.

CasertaCe.net: Nel suo profilo spicca il recente “Premio Speciale Cultura – Luigi Vanvitelli”. Quanto ha influenzato lo studio del Maestro napoletano la sua analisi sui lavori di consolidamento statico della cupola di San Pietro presenti nel libro?

S. Costanzo: Ricevere il Premio Vanvitelli è stato un grande onore che ha ulteriormente stimolato la mia passione per questo architetto. All’interno del volume ho voluto inserire un importante approfondimento dedicato proprio ai progetti di Vanvitelli per la Reverenda Fabbrica del Vaticano, sviluppati a seguito del suo restauro della Cupola. E’ stato affascinante studiare come il Vanvitelli si sia interfacciato con l’eredità di Michelangelo, unendo il rispetto per il passato a soluzioni di grande modernità.

ALCUNI DEI LAVORI EDITI DI SALVATORE COSTANZO

CasertaCe.net: Dal Rinascimento di Brunelleschi e Michelangelo fino all’opera di Luigi Vanvitelli. Qual è il filo conduttore che unisce questi giganti dell’architettura nel suo nuovo saggio?

S. Costanzo: Il filo conduttore è la continua sfida dell’uomo contro i limiti della materia e della gravità. Nel mio nuovo saggio ho voluto tracciare una linea ideale che parte dalle soluzioni rinascimentali fiorentine e romane, per arrivare ai progetti settecenteschi del Vanvitelli. Ciò che accomuna questi architetti è la capacità di fondere la profonda conoscenza del passato con un’innovativa visione ingegneristica, un tema che ho indagato anche nei miei precedenti saggi dedicati alla “Scuola del Vanvitelli”, 2006, e al Settecento asburgico con “Vanvitelli e Piermarini”, 2024.

CasertaCe.net: Ci vuole ricordare, in particolare, quali sono le altre cupole realizzate dal Vanvitelli nel contesto territoriale napoletano?

S. Costanzo: Certamente. A metà del Settecento, il Maestro si occupò della cupola della SS. Annunziata Maggiore a Napoli, progetto avviato dopo il devastante incendio del 1757. L’architetto riprogettò la basilica con un maestoso spazio centrale, dominato da una grande cupola, integrando le parti sopravvissute del complesso cinquecentesco. Sempre a Napoli, per la chiesa delle Missioni ai Vergini (Complesso Monumentale Vincenziano), Luigi Vanvitelli disegnò una straordinaria cupola ellittica (o ovoidale), considerata uno dei suoi capolavori per l’uso innovativo della luce e delle forme geometriche.

CasertaCe.net: Architetto, le sue analisi non sono delle semplici successioni di stile: da Accademico di Paestum a ex Direttore del Museo d’Arte Sacra Moderna di Capua, come si pone l’evoluzione delle sue pubblicazioni nel panorama della letteratura artistica internazionale (Pittura tra Malta e Napoli nel segno del barocco, 2011) fino a toccare le sue attuali ricerche nel campo delle Scienze delle Costruzioni?

S. Costanzo: Questa nuova ricerca nasce per colmare un’esigenza di divulgazione e al contempo di altissimo rigore scientifico. Grazie anche all’esperienza maturata nel campo dell’ingegneria strutturale e civile (di cui ho approfondito aspetti sul comportamento statico e dinamico di molte strutture monumentali), ho organizzato il testo delle Due Grandi Fabbriche per offrire una lettura multidisciplinare che puntasse a incuriosire il lettore svelando il legame tra l’ingegno rinascimentale e l’ingegneria moderna. In definitiva il volume si rivolge non solo agli specialisti, ma a tutti coloro che desiderano comprendere l’evoluzione delle tecniche costruttive e l’immenso valore dei progetti che hanno segnato la storia dell’architettura mondiale.


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Maria Valentino

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