Addio a Francesco Guccini, il Maestro della canzone d’autore


Francesco Guccini (foto Facebook)

Lascia un’eredità che attraversa generazioni

Le ultime parole affidate a un libro parlavano del valore della lingua e della forza delle parole. Un messaggio che oggi assume il sapore di un testamento culturale. Pavana piange Francesco Guccini morto, il cantautore che ha trasformato musica, letteratura e memoria in un patrimonio condiviso da generazioni di italiani.

Francesco Guccini è morto a 86 anni nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, mentre a settembre è prevista una cerimonia commemorativa.

Pochi mesi fa, a maggio, il cantautore era apparso pubblicamente ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia in occasione della mostra Canterò soltanto il tempo, allestita allo Spazio Gerra. Il titolo dell’esposizione, tratto da un verso de Il Temadel 1970, richiamava uno dei cardini della sua poetica: il rapporto tra memoria, tempo e parola.

Le sue ultime riflessioni saranno invece pubblicate a settembre nel volume Calde le pere!, realizzato fino agli ultimi giorni e destinato a uscire postumo.

Una voce che ha segnato la cultura italiana

Cantautore, scrittore, autore e, in diverse occasioni, anche attore, autore di colonne sonore e fumetti, Guccini è stato uno dei protagonisti della stagione della canzone d’autore italiana. Pur rifuggendo celebrazioni e retorica, è diventato un punto di riferimento culturale capace di attraversare epoche diverse.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, trascorse gran parte dell’infanzia sull’Appennino tosco-emiliano. Prima della carriera musicale fu insegnante di lingua italiana al Dickinson College di Bologna e alla sede bolognese della Johns Hopkins University, oltre che cronista e pubblicitario.

L’ingresso nel mondo della musica avvenne inizialmente come autore di brani destinati ad altri interpreti, tra cui Caterina Caselli, Equipe 84 e Nomadi. Tra le canzoni che contribuirono al loro successo figurano Auschwitz, Per fare un uomo, Dio è morto e Noi non ci saremo.

Con il passare degli anni sviluppò una poetica personale che lo rese uno degli artisti più rappresentativi della stagione dell’impegno degli anni Settanta. I suoi concerti unirono musica, racconto e ironia, diventando appuntamenti molto partecipati.

Sito internet: https://www.francescoguccini.it

Brani come La locomotiva, Il vecchio e il bambino, Vedi cara, Incontro, Autogrill, Canzone per un’amica, Cirano e L’avvelenata sono entrati stabilmente nella storia della musica italiana.

Tra i momenti simbolo della sua carriera resta il concerto del 21 giugno 1984 in piazza Maggiore a Bologna, che celebrò i quarant’anni di attività con la partecipazione di numerosi protagonisti della musica italiana, da Lucio Dalla ai Nomadi, passando per Paolo Conte, Giorgio Gaber, Claudio Lolli, Pierangelo Bertoli e molti altri. Quarant’anni dopo Guccini tornò sul palco per rivivere quella stagione, definita come una sorta di “piccola Woodstock italiana”.

Tra musica, libri e il ritorno a Pavana

Ridurre Guccini all’immagine del cantautore con l’eskimo significa trascurare la profondità della sua formazione culturale. Nelle sue opere convivono riferimenti alla poesia italiana, a Jorge Luis Borges, Bob Dylan, alla Beat Generation, alla Bibbia e a numerosi autori della tradizione europea, insieme ai suoi studi linguistici e alla passione per la storia.

La sua produzione non si è fermata alla musica. Nel 1989 pubblicò il primo romanzo, Crònache epafàniche, cui seguirono Vacca d’un cane e Cittanòva Blues, che completarono una trilogia autobiografica. Nel 1998 uscì il Dizionario del dialetto di Pàvana, mentre negli anni successivi firmò diversi romanzi gialli insieme a Loriano Macchiavelli.

Nel 2012, con L’ultima Thule, annunciò l’intenzione di lasciare la professione di cantautore. Dieci anni più tardi tornò però a sorpresa con Canzoni da intorto, premiato con la Targa Tenco nella categoria “Interprete di canzoni” e risultato l’album fisico più venduto del 2022. Nel 2023 arrivò anche Canzoni da osteria, dedicato ai canti popolari e al repertorio tradizionale.

Negli ultimi anni aveva scelto di vivere lontano dai riflettori nella sua Pavana, il piccolo paese dell’infanzia e delle radici familiari, trasformato nel tempo in un luogo simbolico grazie ai suoi racconti e alle sue canzoni.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio. Zucchero lo ha ricordato citando i versi «Non ti ho mai perduto, con quanto amore, stai soltanto dormendo in fondo al mio cuore». Gianni Morandi ha scritto che «se n’è andato un vero poeta», mentre Luciano Ligabue gli ha reso omaggio ricordando la profonda stima e l’affetto personale.

Anche la Premiata Forneria Marconi, Fiorella Mannoia e Vasco Rossi hanno salutato il cantautore con messaggi pubblicati sui social. Vasco lo ha definito «il grande Maestro», sottolineandone la coerenza artistica e il legame con la comune terra emiliana.

Non poteva mancare Eugenio Finardi che ha espresso il suo cordoglio: «Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana».

L’omaggio è arrivato anche dalle istituzioni. Alla Camera dei deputati, l’annuncio della scomparsa dato dalla capogruppo del Partito Democratico Chiara Braga è stato accolto da un lungo applauso dell’Aula. Braga ha proposto che, alla ripresa dei lavori parlamentari a settembre, venga dedicato un momento ufficiale in ricordo di quello che ha definito «un poeta» e «un maestro» della musica, della cultura e della poesia italiana.

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