Il futuro delle Ipo è sulla blockchain: come funzioneranno le quotazioni on-chain


La tokenizzazione delle Ipo avanza a passi da gigante: il futuro delle quotazioni sarà sempre di più sulla blockchain. È quanto sostiene Changpeng “CZ” Zhao, il fondatore di Binance, ovvero la più grande piattaforma di compravendita di criptovalute. L’imprenditore sino-canadese presenta la svolta come una certezza consolidata, ma a conti fatti resta ancora una previsione. Tuttavia, sono in atto alcune sperimentazioni che lasciano pensare ad una rivoluzione già cominciata.

È il caso di ST Group, che ha completato la prima Ipo interamente tokenizzata al mondo lo scorso aprile. Non sono da meno Nasdaq e Nyse, che intendono consentire ai titoli tokenizzati di essere scambiati insieme alle azioni tradizionali, e la Dtcc, che ha eseguito le prime transazioni di produzione live di titoli tokenizzati. Questi segnali mostrano come la blockchain potrebbe trasformare presto l’infrastruttura alla base di Wall Street, e non solo.

 

In questo articolo:

 

  • Le Ipo migrano sulla blockchain: CZ lancia la sfida
  • Il pilot già in corso: il caso ST Group
  • Nasdaq e Nyse aprono ai titoli tokenizzati
  • L’infrastruttura si allarga sempre di più
  • Il nodo irrisolto dietro le azioni tokenizzate
  • La tutela dell’azionista e l’intermediazione del futuro

Le Ipo migrano sulla blockchain: CZ lancia la sfida

CZ ha scritto in un post su X che le offerte pubbliche iniziali si sposteranno on-chain. La previsione dell’amministratore delegato di Binance non fornisce tempistiche precise né dettagli concreti su un possibile emittente. Il riferimento è piuttosto all’espansione di progetti pilota come quello di ST Group: la spinta della blockchain ai mercati finanziari sarà matura e definitiva quando exchange regolamentati, società blockchain specializzate e prestatori di servizi allargheranno le loro infrastrutture alle azioni tokenizzate.

I dati di mercato mostrano una crescente domanda di titoli tokenizzati. Secondo i numeri della piattaforma Rwa.xyz, specializzata nell’analisi di asset del mondo reale tokenizzati sulla blockchain, le azioni tokenizzate rappresentano attualmente 2,9 miliardi di dollari di valore distribuito. Su questa base, le quotazioni on-chain funzioneranno con tecnologie diverse, a seconda del livello di partenza. Il grado più avanzato è quello delle Ipo nativamente tokenizzate, come nel caso di ST Group.

Il pilot già in corso: il caso ST Group

Dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia, diversi mercati regolamentati hanno superato la fase sperimentale e hanno cominciato ad esplorare la tokenizzazione in maniera concreta. L’azienda aerospaziale e di difesa ST Group ha perfezionato una Ipo completamente tokenizzata tramite la Lise, la Borsa di Parigi. La società ha raccolto 2,07 milioni di euro dalla vendita di 113.525 azioni a 18,25 euro ciascuna. L’operazione si è svolta nell’ambito del Dlt Pilot Regime, il regime pilota introdotto dall’Unione europea per le infrastrutture di mercato basate sulla tecnologia a registro distribuito.

Lo studio legale Clifford Chance, advisor della transazione, ha definito l’operazione “unica nel suo genere”: è infatti la prima Ipo al mondo interamente e nativamente tokenizzata. A differenza di molti prodotti tokenizzati già esistenti, ST Group ha emesso le proprie azioni tramite un mercato basato su blockchain fin dalla fase di offerta pubblica iniziale: gli investitori hanno ricevuto azioni regolamentate, non semplici token che replicano sinteticamente il prezzo senza la garanzia di diritti reali.

La decisione di ST Group evidenzia che una società può condurre una Ipo direttamente tramite un’infrastruttura a registro distribuito regolamentata. Non a caso Cantor Fitzgerald e Securitize stanno sviluppando un’infrastruttura blockchain per la raccolta di capitali. Lo studio e la piattaforma di tokenizzazione degli asset finanziari classici, quotata al Nyse dallo scorso luglio, prevedono di supportare le Ipo e le offerte successive, mantenendo allo stesso tempo i processi convenzionali di sottoscrizione, compliance e tutela degli investitori.

Nasdaq e Nyse aprono ai titoli tokenizzati

La seconda modalità di quotazione on-chain è il trading tokenizzato su infrastrutture regolamentate esistenti. È quanto sta succedendo negli Stati Uniti, dove la tokenizzazione come modalità per modernizzare l’infrastruttura finanziaria passa per le Borse tradizionali. La Sec ha approvato a marzo il progetto pilota di Nasdaq per i titoli tokenizzati, che consente ai partecipanti idonei di scambiare versioni tokenizzate di titoli selezionati dell’indice Russell 1000 e di importanti Etf collegati a indici.

Le azioni convenzionali e le versioni tokenizzate dei titoli condividono lo stesso book di negoziazione Nasdaq e gli stessi ticker, Cusip, prezzo e diritti degli azionisti. I partecipanti possono istruire la Dtc (Depository Trust Company) a regolare le operazioni idonee in forma tokenizzata: non c’è la necessità di spostare la contrattazione fuori dal sistema di mercato nazionale. Parallelamente, anche il Nyse ha depositato presso la Sec una proposta simile. In Inghilterra, invece, la Borsa di Londra ha proposto di integrare le principali azioni quotate nel Regno Unito nella piattaforma xStocks, il servizio di Kraken per esporsi sui mercati statunitensi con rappresentazioni tokenizzate di azioni ed Etf.

Sul fronte regolatorio, la Dtc americana ha avviato scambi di titoli tokenizzati in tempo reale su Canton Network (la prima blockchain Layer 1 pubblica, aperta e incentrata sulla privacy, pensata appositamente per le istituzioni finanziarie e i mercati dei capitali regolamentati) e su Hyperledger Besu, uno dei clienti principali di Ethereum. Le operazioni di produzione hanno coinvolto una quarantina di società. Un lancio più ampio del servizio è previsto per ottobre 2026. Nell’industria, gestori patrimoniali come BlackRock hanno lanciato prodotti di investimento tokenizzati, mentre le banche americane stanno ampliando le reti di regolamento e pagamento basate su blockchain.

L’infrastruttura si allarga sempre di più

Quando Securitize si è quotata al Nyse con un’operazione di quotazione tramite Spac da 400 milioni di dollari gestita da Cantor Fitzgerald, la società ha immediatamente tokenizzato le sue azioni ordinarie su Solana e Avalanche: una novità assoluta nel settore. Le azioni tokenizzate sono state offerte a investitori statunitensi idonei, rimanendo a tutti gli effetti titoli regolamentati nonostante siano on-chain.

In Corea del Sud, dove a fronte di un quadro normativo obsoleto il governo ha approntato una roadmap di tokenizzazione in tre fasi che passerà da fondi, obbligazioni e titoli offerti pubblicamente ai pagamenti on-chain, Hanwha Investment & Securities sta costruendo una piattaforma di tokenizzazione sulla blockchain di Avalanche. Allo stesso modo, il gestore patrimoniale Mirae Asset Global Investments ha firmato un protocollo d’intesa con Ava Labs per esplorare i fondi tokenizzati, mentre la multinazionale Posco International ha tokenizzato i crediti commerciali sulla Layer 1 di Intain e Nhn sta costruendo la prima blockchain coreana dedicata ai pagamenti su AvaCloud.

Il nodo irrisolto dietro le azioni tokenizzate

I vantaggi della tokenizzazione sono evidenti: una maggiore mobilità del collaterale, un ampliamento nell’accesso al mercato, una riduzione delle frizioni operative, un trasferimento più efficiente degli asset tra le controparti. La questione aperta è un’altra: non tutte le azioni tokenizzate danno gli stessi diritti. Il termine tokenized stock copre strutture diverse con diritti legali differenti. I casi sono svariati: un emittente che registra il proprio libro dei soci su blockchain; una terza parte che emette un token garantito da azioni detenute presso un custode; un emittente che offre un’esposizione sintetica senza trasferire la proprietà della società sottostante, lasciando i detentori senza diritto di voto, dividendi o pretese nei suoi confronti.

Le azioni tokenizzate non sempre conferiscono la proprietà. La Sec ha preso posizione su questa questione delicata con una dichiarazione ufficiale che individua due modelli: i titoli tokenizzati sponsorizzati dall’emittente e quelli sponsorizzati da terze parti, questi ultimi divisi per diritti custodiali ed esposizione sintetica. L’agenzia ha ribadito che spostare i registri di proprietà su blockchain non modifica l’applicazione delle leggi federali sui titoli: le offerte e le vendite devono comunque essere registrate, salvo specifiche esenzioni.

La tutela dell’azionista e l’intermediazione del futuro

I diritti di chi investe rimangono centrali e decisivi nei mercati azionari dell’immediato futuro. Intermediari e transfer agent stanno chiedendo alle autorità di regolamentazione di privilegiare le strutture garantite dall’emittente. Il rischio pratico è concreto: i token di terze parti potrebbero comportare pericoli legati alle insolvenze e diritti di proprietà più deboli. È anche per questo motivo che la Sec sta discutendo da tempo su come adattare alla tecnologia blockchain un regolamento scritto ormai negli anni Ottanta.

La tokenizzazione non elimina intermediari e transfer agent, sottoscrittori, avvocati e revisori dei conti. In un mercato aperto 24 ore su 24, in cui il trading continuo richiede liquidità e sorveglianza costanti anche quando il mercato sottostante è chiuso, queste figure professionali continuano a svolgere funzioni che vanno oltre la semplice registrazione delle transazioni. Se la parte tecnica e infrastrutturale è relativamente matura, la parte giuridica è il vero campo regolatorio sul quale si gioca la partita dei registri azionari su blockchain: cosa possiede davvero chi compra un’azione tokenizzata? La risposta parte certa e immediata, ma in realtà è ancora di là da venire.


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