Techno e arti performative arrivano in un’area lontana dai circuiti abituali con Bloc, nuovo festival, progetto di urbanismo tattico e produzione culturale. L’obiettivo è sperimentare nuovi modi di abitare temporaneamente i luoghi marginali e dare spazio a linguaggi – e comunità – che in città spesso non ne hanno.
di Andrea Tramonte
Lo spazio si trova nel parcheggio dell’ex centrale termoelettrica di Santa Gilla, dismessa e bonificata nel 2022. L’area è compresa tra lo stagno e la Sulcitana, in un luogo di grande pregio ambientale dove la zona umida dialoga con “rovine” post-industriali, capannoni ancora attivi e tralicci, e che è anche – in un certo senso, in modo laterale – crocevia di arrivi e partenze. Qui, nel quartiere di Sant’Avendrace a Cagliari, da sabato prende vita Bloc, un nuovo festival che nasce dall’incontro tra la techno e i linguaggi performativi e vuole anche riflettere sull’idea di spazio pubblico e sulla rigenerazione di luoghi cosiddetti marginali, in una logica di ‘cucitura’ delle ferite della città (ferite che sono non solo urbanistiche ma anche sociali).
Il progetto, curato da Matteo Mannu e da Sardegna Teatro, si svolgerà dal 26 al 30 settembre. Ha ottenuto il finanziamento Cagliari dal vivo e mette insieme musica, arti performative, urbanismo tattico e una rete europea di residenze e ricerca artistica. Il programma parte sabato con la performance di DOM-, Darkness Picnic nella sede della Cgil in viale Monastir (nell’ambito di Fuorimargine), per poi spostarsi alle 22 all’ex centrale con Island Connect Night, Sara Reyes Acosta, Elise Bjerkelund Reine & Fernanda Alemán e per chiudere il dj set della stessa Alemán. Domenica tutto si svolge all’ex centrale: alle 12 il Family open air aperto a tutte le età con street food di Impasto e dj set, poi dalle 14 alle 22 otto ore di open air techno, una maratona elettronica con ospiti del calibro di Speedy J, Claudio Prc nel b2b con Reeko, Blume e il live di Save Your Atoll.
Il festival nasce innanzittutto da un’esigenza: quella di dare spazio a comunità artistiche e pubblici che hanno difficoltà a trovare luoghi in città dove esprimersi e “sfogarsi”. “Il centro della città non offre più luoghi per la musica”, spiega Mannu, fondatore di Basstation e ideatore di Futura Tech Music. “Lo spazio nasce con la collaborazione del Comune da una serie di incontri per identificare nuovi spazi per l’intrattenimento e la cultura all’interno di Cagliari, in quello che crediamo sia uno dei pochi punti che per caratteristiche possa funzionare sia per operatori sia per il pubblico”.
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Il luogo è defilato, lontano dalle abitazioni – quindi la musica non “disturba”, se così si può dire – ma non è in stato di abbandono. E’ un luogo di possibilità aperte, anche solo quelle di trasformarlo temporaneamente attraverso usi diversi dai quali era stato inizialmente creato. Da qui il riferimento all’urbanismo tattico, un approccio di rigenerazione urbana a basso costo, temporaneo appunto, che a volte serve anche per “testare” determinate scelte che poi possono impegnare una città nel lungo periodo. Le strutture di Bloc invece sono modulari e reversibili e vengono pensate per avere un impatto limitato sul luogo. Una modalità che può essere replicata anche altrove. “Bloc dovrebbe ispirare a nuove soluzioni per la cultura e l’intrattenimento. Questo spazio è solo un esempio di quello che potrebbe essere sviluppato nel tempo a Cagliari”, sostiene Mannu.
Il tema degli spazi torna anche nel rapporto con le comunità. Mannu a questo proposito cita la presentazione del libro di Andrea Lai (Un pubblico meraviglioso), in programma mercoledì alle 19 al Lazzaretto (insieme a Enrico Petrilli e Isabella Ligia) nella giornata conclusiva di Bloc. L’analisi dell’autore – tra le altre cose uno dei protagonisti indiscussi della club culture romana, quella più underground – è dedicata al “non clubbing”, cioè a quelle situazioni che appartengono culturalmente al mondo del club ma vengono realizzate fuori dai circuiti tradizionali. E parla anche dei pubblici che le animano. È un’altra delle chiavi attraverso cui leggere Bloc: “La comunità di cui parla Lai sono quelle che più hanno bisogno di spazi per esprimersi, incontrarsi e produrre a livello culturale”. È su questo terreno che è nato il dialogo con Sardegna Teatro e Fuorimargine. “Bloc si inserisce nel nostro percorso negli spazi pubblici – spiega Giulia Muroni – anche attraverso luoghi che sono delle marginalità, sono degli ecosistemi. Si tratta di ricostruire con gli strumenti del performativo delle atmosfere e delle idee di mondo. Le arti performative hanno questa capacità. Oltre a quella di fare comunità”.
L’incontro con una realtà legata alla musica techno rappresenta, per Sardegna Teatro, anche uno spostamento rispetto alle consuete collaborazioni. “Siamo dentro un tragitto che ha una andatura insolita – prosegue Muroni -. Futura Tech Music è un partner imprevisto. Nessun teatro stabile lavora con strutture come queste e per noi si tratta di una ricchezza importante, che ci aiuta a dare maggiore riverbero alla nostra azione. Con Bloc portiamo avanti una riflessione su come si possano vivere i luoghi, su quanto sia normato lo spazio pubblico, su quali siano i linguaggi concessi. E su come lo spazio pubblico sia sempre più commercializzato”, dice Muroni. Se gli spazi pubblici sono sottoposti a un numero crescente di regole, destinazioni e vincoli, la possibilità di sperimentare altri usi passa anche dalla capacità di individuare luoghi che non rientrano nei circuiti consueti e di costruire intorno a essi forme temporanee di abitabilità. Muroni definisce l’obiettivo di Sardegna Teatro non tanto come la costruzione di un evento destinato a esaurirsi nei suoi giorni di programmazione, quanto come un modo di lasciare qualcosa dopo il passaggio: “Sempre di più vogliamo essere una pietra d’inciampo, un incontro che genera altri incontri. Risignificare i luoghi, con azioni che hanno necessariamente un tempo lungo”.
Foto di Laura Farneti
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