cosa sono e come funzionano


I fondi interprofessionali sono organismi creati da associazioni datoriali e sindacati per finanziare la formazione continua dei dipendenti delle aziende che vi aderiscono. Si alimentano con lo 0,30% delle retribuzioni che le imprese versano già all’INPS: aderire non costa nulla in più, significa solo decidere dove va quella quota.

Per chi lavora nelle risorse umane sono uno strumento quotidiano: permettono di pagare corsi, percorsi di aggiornamento e riqualificazione con risorse che altrimenti resterebbero all’INPS. Qui trovi come funzionano, come si aderisce e come si usano i fondi per costruire un piano formativo.

In breve

  • I fondi paritetici interprofessionali sono previsti dall’articolo 118 della legge 388/2000.
  • Si finanziano con lo 0,30% del contributo contro la disoccupazione involontaria che il datore di lavoro versa comunque all’INPS.
  • L’adesione è volontaria, gratuita e revocabile e si fa tramite il flusso UniEmens.
  • Dal 2024 la vigilanza è del Ministero del Lavoro, dopo la soppressione di ANPAL.

Cosa sono i fondi interprofessionali

Secondo il Ministero del Lavoro, i fondi paritetici interprofessionali nazionali sono organismi istituiti per finanziare gli interventi di formazione continua di lavoratrici e lavoratori delle aziende che scelgono di aderirvi. Sono “paritetici” perché li gestiscono insieme le rappresentanze delle imprese e quelle dei lavoratori, e “interprofessionali” perché ciascuno copre più settori, anche se molti hanno un riferimento prevalente (industria, commercio e servizi, artigianato, cooperative, studi professionali, dirigenti).

Il meccanismo di finanziamento è semplice. Ogni mese il datore di lavoro versa all’INPS il contributo integrativo per l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria: lo 0,30% di quel versamento, al netto dei costi amministrativi, viene girato al fondo a cui l’azienda ha aderito. Chi non aderisce paga lo stesso importo, che però resta all’INPS.

Azienda che aderisce

  • versa lo 0,30% come sempre
  • la quota va al fondo scelto
  • può finanziare la formazione dei dipendenti
Azienda che non aderisce

  • versa lo 0,30% come sempre
  • la quota resta all’INPS
  • nessun finanziamento per la formazione

Quanti sono e come scegliere il fondo

Secondo il riepilogo di Emmess, i fondi operativi sono una ventina, ciascuno con un proprio codice di adesione INPS. I più noti coprono l’industria, il terziario, l’artigianato, la cooperazione e gli studi professionali; alcuni sono riservati ai dirigenti. L’elenco ufficiale è pubblicato dal Ministero del Lavoro.

La scelta dipende da alcuni fattori concreti:

  • il settore e il contratto collettivo applicato ai dipendenti;
  • le modalità di finanziamento: accesso diretto a quanto versato dall’azienda oppure partecipazione a bandi;
  • la semplicità delle procedure di presentazione e rendicontazione dei piani;
  • il tipo di formazione ammessa (obbligatoria, tecnica, manageriale, digitale) e i tempi di approvazione.

Come si aderisce

L’adesione è volontaria e si comunica attraverso la denuncia contributiva mensile UniEmens, indicando il codice del fondo scelto e il numero di dipendenti interessati (fonte). Di solito se ne occupa il consulente del lavoro o l’ufficio paghe. L’adesione è revocabile ed è possibile spostarsi da un fondo all’altro, con alcune limitazioni; per i dirigenti l’azienda può aderire a un secondo fondo dedicato.

Come ricorda QSA, il fondo può essere scelto in base al settore di appartenenza dell’azienda o al contratto applicato: non c’è un abbinamento obbligatorio.

Come si usano: conto aziendale e avvisi

Ogni fondo ha il proprio regolamento, ma in generale le risorse si usano in due modi:

Canale Come funziona Per chi è adatto
Conto aziendale (o individuale) L’azienda accumula le proprie quote e le usa per i piani formativi che presenta Imprese medio-grandi con versamenti consistenti
Avvisi e bandi Il fondo mette a disposizione risorse comuni con criteri e scadenze; i piani vengono valutati e finanziati Piccole imprese, che da sole accumulerebbero somme ridotte

I piani possono essere aziendali, di una sola impresa, o interaziendali, condivisi tra più aziende, e riguardare quasi ogni tema: competenze tecniche, lingue, digitale, sicurezza, soft skill, management. Spesso i piani vanno condivisi con le rappresentanze sindacali attraverso un accordo, come previsto dai regolamenti dei fondi.

Il piano formativo passo per passo

  1. Analizza i fabbisogni

    Parti dai ruoli e dalle competenze che mancano: valutazioni delle performance, cambi organizzativi, nuove tecnologie. Il piano deve rispondere a bisogni reali, non a un catalogo di corsi.

  2. Verifica le risorse disponibili

    Controlla quanto hai maturato sul conto aziendale o quali avvisi sono aperti, con i relativi massimali e scadenze.

  3. Progetta il piano

    Definisci obiettivi, destinatari, contenuti, ore, docenti o enti erogatori e modalità (in aula, online, affiancamento).

  4. Condividi e presenta

    Raccogli l’eventuale accordo sindacale richiesto e presenta il piano sulla piattaforma del fondo.

  5. Eroga, monitora e rendiconta

    Registra presenze e attività: la rendicontazione è la condizione per ricevere il finanziamento. Misura anche i risultati, per il piano successivo.

Attenzione

I costi sostenuti prima dell’approvazione del piano o fuori dalle regole del fondo di solito non sono rimborsabili. Prima di avviare un corso, verifica il regolamento e i costi ammissibili del tuo fondo.

Chi se ne occupa in azienda

Nelle aziende strutturate la formazione finanziata è compito del training manager o dell’ufficio formazione; nelle piccole imprese se ne occupano l’HR generalista, il titolare o consulenti esterni. Saper usare i fondi è una competenza richiesta a chi vuole crescere nel ruolo: è uno dei tasselli del percorso per diventare HR manager.

Una formazione ben progettata incide anche sulla fidelizzazione: se in azienda il turnover del personale è alto, i percorsi di crescita finanziati sono uno degli strumenti per contenerlo. Nel Master in Risorse Umane di Bianco Lavoro la gestione della formazione è parte del percorso sulle politiche di sviluppo delle persone.

Domande frequenti

Aderire a un fondo interprofessionale costa?

No. Lo 0,30% è già dovuto per legge: con l’adesione si sceglie solo di destinarlo al fondo invece di lasciarlo all’INPS.

Chi può aderire?

I datori di lavoro privati che versano il contributo per la disoccupazione involontaria per i propri dipendenti.

Si può cambiare fondo?

Sì, l’adesione è revocabile ed è possibile passare a un altro fondo, con alcune limitazioni previste dalle regole INPS.

La formazione finanziata può riguardare le soft skill?

In generale sì: i fondi finanziano piani su competenze tecniche, trasversali e manageriali, nei limiti del proprio regolamento e degli avvisi.

Chi vigila sui fondi interprofessionali?

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che dal 2024 ha assunto le funzioni di ANPAL.

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