Val di Susa sotto assedio, le leggi vanno applicate


Partiamo dalla fine della lunga battaglia in Val di Susa. Mentre si valutano i danni alle infrastrutture, si fa il conto degli automezzi militari incendiati e dei mezzi di lavoro andati in pezzi.

Oltre, naturalmente al tragico bollettino dei feriti tra le forze dell’Ordine che, tra agenti gravi e contusi, si superano abbondantemente i 120 ricoveri in ospedali della zona, i giovani e meno giovani organizzatori del “festino” violento, programmato scientificamente con tanto di attacchi proditori in stile “guastatori” condotti contro i valichi di accesso ai cantieri della Tav Torino-Lione, trovano il tempo e la sfacciataggine di indire una conferenza stampa nella quale sciorinano le loro ragioni sugli accadimenti violenti e le devastazioni del giorno prima.

Le presunte motivazioni sono sempre le stesse da decine di anni e sembrano un disco usurato quelle dichiarazioni arcaiche sullo Stato padrone che deturpa il territorio, che impone la presenza della Polizia, che intende realizzare un’opera che non serve a nulla e a nessuno e che stravolgerà soltanto la vita dei residenti delle valli piemontesi. E poi i richiami alla pericolosità dei lavori in galleria con l’estrazione di presunte sostanze tossiche(dall’amianto all’uranio) che, una volta portate in superficie, non si saprebbe dove smaltire.

È la solita solfa trita e ritrita che ben conosciamo e che è stata adoperata anche a San Foca di Melendugno (sulla costa salentina) dai cosiddetti No Tap che tentarono violentemente di impedire la costruzione del gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas naturale dal mar Caspio in territorio dell’Azerbaigian, sino alle coste ioniche, passando per Grecia e Albania, per 878 Km di tubazioni sottomarine.

Per fortuna del nostro Paese la resistenza dei No Tap e sigle varie di antagonisti, non impedì la realizzazione dell’opera pubblica che, al contrario, entrò in funzione a pieno regime nel 2021. Epilogo che decretò una sonora sconfitta dei Grillini sostenuti da Alessandro di Battista che aveva condotto una lunga ed estenuante battaglia contro il gasdotto affiancando i No Tap e gli antagonisti di mezza Europa.

E dopo la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina e poi la crisi petrolifera dello stretto di Hormuz, abbiamo riconosciuto e apprezzato l’importanza strategica e la grande utilità, per il nostro Paese,  del gasdotto di Melendugno e del suo prezioso gas asiatico. Con buona pace dei Grillini e di Alessandro di Battista, sconfitti su tutta linea sul fronte del buon senso e dalla necessità di realizzare opere pubbliche indispensabili al progressodel Paese.  Ma torniamo in Val di Susa e alla conferenza stampa dei No Tav e alle “ragioni” di tanta violenza.

Sì, proprio così. Le loro ragioni. Le motivazioni inaudite e intollerabili di un gruppo di esaltati e farabutti che rivendicano con fierezza le loro azioni criminali contro lo Stato e gli uomini delle Forze dell’Ordine. Oltre a tanti innocenti operai che in quei cantieri di lavoro operano ogni giorno tra mille difficoltà tecniche, oltre alla paura, sempre incombente, di essere coinvolti in incidenti gravi e improvvisi prodotti dalla follia di questi criminali.

Un migliaio di incappucciati, No Tav e antagonisti e forse anche di più, arrivati da ogni parte d’Italia, dal Belgio, Francia e Germania, giunti in Piemonte con la scusa di partecipare all’”Alta Felicità”, manifestazione canora che da oltre dieci anni viene riproposta per affermare e rimarcare le lotte cruente contro i cantieri della linea ferroviaria.

Pochi minuti per organizzarsi e i nostri “eroi”, armati di tutto punto e con la più lucida premeditazione hanno ben presto deviato la loro attenzione sui cantieri di Chiomonte ove si sono registrati i primi incidenti furiosi con circa 1 milione di danni alle attrezzature ferroviarie e di cantiere.

Ma non poteva bastare. Dopo aver messo a ferro e fuoco i cantieri ferroviari di Chiomonte, con una manovra diversiva particolarmente efficace, da professionisti della guerriglia urbana, hanno deviato tra le montagne raggiungendo Salbertrand, Traduerivi, e San Didero ove hanno devastato tutto ciò che potevano, nonostante il contrasto delle forze di Polizia accorse prontamente per limitare i danni.

Sono più di dieci anni che questa follia si ripete. Ogni qual volta costoro ritengono di rinfocolare la loro protesta contro lo Stato. Arrivano furtivi, mischiandosi con i turisti della Valle. Si preparano, si travestono, si armano, si rendono irriconoscibili anche alle telecamere e via, all’attacco dei cantieri. Milioni e milioni di euro andati in fumo in questi anni di attacchi criminali. Bisognerebbe chiedersi perché queste manifestazioni di puro terrorismo non vengano duplicate anche sul versante francese dei cantieri Tav. Forse perché Oltralpe non c’è tanta tolleranza ne’familiarità con questi criminali?

E intanto i lavori proseguono, nonostante tutto. Ma a quale costo? E la sicurezza degli operai e degli uomini delle forze dell’ordine non hanno alcun valore?

Occorre intervenire e con grande urgenza. Innanzitutto per far sentire la presenza tangibile dello Stato. Tanto alla popolazione della Val di Susa, prigioniera delle violenze, quanto agli uomini delle Forze dell’Ordine sotto tiro come bersagli umani da troppo tempo. Ed ecco che il Presidente del Consiglio Meloni e il Ministro degli Interni Piantedosi arrivano  in Val di Susa.

Verificare sul posto gli effetti degli attacchi terroristici è stato il primo atto doveroso della rapida visita tra le montagne sconvolte dalle violenze degli antagonisti. La visita ai reparti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Esercito impegnati nel contrasto di queste azioni proditorie e criminali dei soliti noti, il doveroso omaggio dello Stato per il tramite dei rappresentanti del Governo.
Cosa c’è da fare subito dopo? Pensare ad un inasprimento delle pene per chi si macchia di questi miserevoli reati nascondendosi dietro cappucci neri e bombe molotov?

Non siamo convinti che vada seguita questa strada. Le leggi ci sono. Vanno soltanto applicate. E vanno  applicate da quel potere dello Stato che risponde al nome di Magistratura. La polizia li arresta anche in flagrante, combattendo molto spesso corpo a corpo con questi gentiluomini. Ma poi ce li ritroviamo di nuovo fuori i cancelli della costruenda ferrovia Tav in Val di Susa o dovunque si stia tendando di ammodernare le infrastrutture di questa Nazione.

Un gioco perverso stile “guardie e ladri”, tanto per ricordare Totò e Aldo Fabrizi, dove le guardie fanno sempre e ottimamente il proprio dovere in nome della collettività e i ladri, resi liberi, sbeffeggiano le guardie che li hanno arrestati, riprendendo a delinquere sotto gli occhi increduli degli uomini in divisa.

Occorre rivolgere un appello accorato a tutte le forze sane del Paese. Alle forze politiche di maggioranza e opposizione per ottenere un unanime atteggiamento di condanna per fatti così gravi, incomprensibili e inaccettabili. Occorre maggiore fermezza e una forte e comune presa di posizione anche nei confronti della Magistratura che troppo spesso si gira dall’altra parte ammiccando ora a questi ora a quelli che devastano le nostre città con una disinvoltura e una impunità che fa rabbrividire.

Non è più tollerabile tacere di fronte a reati di questa natura o, peggio ancora, lasciar correre. Non è più una contrapposizione politica o ideologica tra destra e sinistra. E chi si impegna a scaricare le colpe vicendevolmente per soli fini di propaganda non si rende conto di essere semplicemente un irresponsabile.

Continuare ad azzuffarsi senza nulla proporre, senza prendere posizione e agire con buon senso ed efficacia contro violenze ed arbìtri ricorrenti, equivale ad abbandonare il Paese ad un futuro senza certezze.

Qui sono in ballo le prerogative democratiche e le libertà individuali dei cittadini italiani. Auguriamoci che ne siano tutti consapevoli!

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Carlo Lamura

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