Tra bonus molto pubblicizzati e agevolazioni che cambiano di anno in anno, ci sono detrazioni e contributi che rischiano di passare quasi inosservati. Eppure, in alcuni casi, possono alleggerire spese tutt’altro che trascurabili: dall’affitto per chi ha meno di 31 anni alla Tari, fino agli interventi per rendere più efficiente e “intelligente” il riscaldamento di casa.
Non sempre, però, si tratta di veri e propri bonus da richiedere, alcune agevolazioni vengono riconosciute attraverso la dichiarazione dei redditi, altre scattano automaticamente sulla base dell’Isee, mentre altre ancora dipendono dalle modalità stabilite dalle singole Regioni.
Vediamo quali sono alcune delle misure meno conosciute ancora utilizzabili nel 2026 e quali requisiti bisogna rispettare.
Bonus Tari 2026: lo sconto del 25% arriva automaticamente
Una delle novità più interessanti riguarda la tassa sui rifiuti. Il bonus sociale Tari permette alle famiglie economicamente più fragili di ottenere una riduzione del 25% della tariffa dovuta. Dal 1° gennaio 2026 la soglia ISEE ordinaria per accedere ai bonus sociali è stata aggiornata a 9.796 euro. Per i nuclei con almeno quattro figli a carico resta invece fissata a 20 mila euro.
Non occorre presentare una domanda specifica al Comune o al gestore dei rifiuti. È però indispensabile avere un ISEE valido: per questo bisogna presentare la Dichiarazione sostitutiva unica, la DSU.
Una volta verificati i requisiti, il beneficio viene riconosciuto automaticamente. C’è però una particolarità: lo sconto viene applicato l’anno successivo rispetto a quello in cui è stato ottenuto l’ISEE che dà diritto all’agevolazione. In altre parole, la procedura è automatica, ma senza DSU non parte nulla.
Hai meno di 31 anni e vivi in affitto? C’è una detrazione che può arrivare a 2.000 euro
Tra le agevolazioni meno ricordate c’è quella dedicata ai giovani che prendono una casa – o anche una parte di essa – in affitto per utilizzarla come propria residenza.
La detrazione riguarda chi ha tra 20 e 30 anni, quindi non ha ancora compiuto 31 anni, e possiede un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro. L’abitazione affittata deve inoltre essere diversa da quella principale dei genitori.
La detrazione è pari a 991,60 euro oppure, se più conveniente, al 20% del canone annuo pagato, fino a un massimo di 2.000 euro. Può essere utilizzata per i primi quattro anni di durata del contratto, purché continuino a essere rispettate le condizioni previste. Non arriva quindi sotto forma di bonifico: si recupera attraverso la dichiarazione dei redditi.
Attenzione anche all’età, l’Agenzia delle Entrate precisa che il contratto deve essere stipulato prima del compimento dei 31 anni e che la detrazione può essere riconosciuta soltanto fino all’anno d’imposta nel quale si raggiunge quell’età.
Studenti fuori sede, resta la detrazione sull’affitto
Un’agevolazione specifica riguarda anche gli studenti universitari che frequentano un ateneo lontano da casa e sostengono spese per l’alloggio. In linea generale, la detrazione riguarda gli iscritti a un’università situata in un Comune distante almeno 100 chilometri da quello di residenza e può interessare non soltanto i tradizionali contratti di affitto, ma anche alcune forme di ospitalità e assegnazione presso enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari riconosciuti, enti senza scopo di lucro e cooperative. Il beneficio può essere utilizzato anche dal familiare che sostiene la spesa quando lo studente è fiscalmente a carico.
Spese veterinarie: il fondo per gli over 65 con ISEE basso
Meno conosciuto è anche il fondo istituito per aiutare le persone anziane con redditi più bassi a sostenere le spese per gli animali d’affezione. La misura è stata finanziata per il triennio 2024-2026 ed è destinata ai proprietari di animali che hanno più di 65 anni e un ISEE inferiore a 16.215 euro. Le risorse possono essere utilizzate per visite veterinarie, interventi chirurgici e acquisto di farmaci veterinari.
Le risorse del fondo vengono ripartite sul territorio secondo i criteri stabiliti dalla normativa attuativa. Per conoscere modalità effettive di accesso, disponibilità dei fondi e procedure operative è quindi necessario verificare le indicazioni pubblicate dalla propria Regione o dagli enti competenti.
Questa misura non va confusa con la normale detrazione fiscale prevista per determinate spese veterinarie, che segue regole differenti.
Domotica ed Ecobonus: anche rendere la casa “smart” può essere detraibile
Termostati intelligenti, sistemi che consentono di controllare da remoto il riscaldamento o dispositivi capaci di monitorare i consumi non servono soltanto a rendere una casa più tecnologica. In determinate condizioni possono rientrare negli interventi di building automation agevolabili attraverso l’Ecobonus.
Si tratta dei sistemi che consentono, ad esempio, di gestire e monitorare a distanza gli impianti di riscaldamento, climatizzazione e produzione di acqua calda con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica dell’edificio.
Per le spese sostenute nel 2026, l’Agenzia delle Entrate indica un’aliquota ordinaria del 36%, che sale al 50% quando gli interventi riguardano l’abitazione principale. La detrazione viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Non basta però acquistare un qualsiasi dispositivo “smart”: l’intervento deve possedere le caratteristiche richieste dalla normativa sull’efficienza energetica.
E il famoso bonus acqua potabile? Nel 2026 non finanzia nuovi acquisti
Tra gli incentivi che continuano a circolare nelle liste dei “bonus 2026” ce n’è uno che merita un chiarimento: il credito d’imposta per sistemi di filtraggio e miglioramento dell’acqua potabile.
L’agevolazione del 50% riguardava infatti le spese sostenute dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023 per sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e addizione di anidride carbonica.
Non risulta quindi un bonus utilizzabile nel 2026 per acquistare oggi un nuovo depuratore. Nella dichiarazione 2026 può eventualmente essere riportata soltanto la parte di credito maturato negli anni precedenti e non ancora utilizzata. Un dettaglio non secondario, perché molte guide continuano a presentarlo come se fosse ancora disponibile per nuove spese.
Il vero problema dei bonus meno conosciuti
Dietro l’etichetta generica di “bonus” si nascondono strumenti molto diversi tra loro. Alcuni arrivano automaticamente, altri devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, altri dipendono da bandi territoriali.
Ed è proprio questa frammentazione a renderli spesso difficili da individuare: conoscere l’esistenza dell’agevolazione non basta, bisogna capire quale amministrazione la gestisce, quali documenti servono e soprattutto se la misura è davvero ancora valida nell’anno in corso.
Prima di sostenere una spesa facendo affidamento su un incentivo, quindi, è sempre meglio verificare requisiti e scadenze sulle fonti ufficiali: una vecchia agevolazione che continua a circolare online può sembrare ancora attiva anche quando non lo è più.
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