Ponte Vespucci: 10 anni di cantieri, 4,7 milioni spesi, e la procedura di gara ancora ferma


Palagi: la procedura per affidare i lavori sulle travi del Ponte Vespucci sarebbe ferma dal gennaio 2026, ultimo tassello di una vicenda che in dieci anni ha visto progetti riscritti, gare deserte, contratti risolti e una ciclabile cancellata

 

L’eterno cantiere del Ponte Vespucci torna al centro del dibattito politico fiorentino con una dura presa di posizione di Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che ricostruisce dieci anni di interventi, progetti modificati e procedure amministrative per denunciare quello che definisce un evidente deficit di programmazione.

Al centro della contestazione c’è la gara per la messa in sicurezza delle travi del ponte che, secondo quanto ricostruito dall’esponente dell’opposizione, risulterebbe sostanzialmente ferma dal 21 gennaio scorso. L’ultimo atto risale al 3 agosto 2026, quando Palazzo Vecchio ha approvato una determina da 250 euro destinata al contributo obbligatorio all’Autorità nazionale anticorruzione per la procedura di gara. Un provvedimento che, secondo Palagi, confermerebbe indirettamente come i lavori non siano ancora stati affidati. «Il quadro economico dell’opera verrà rimodulato puntualmente a seguito dell’affidamento dei lavori», si legge nell’atto citato dal consigliere, passaggio che diventa il punto di partenza della critica politica. La ricostruzione evidenzia come inizialmente fossero arrivate ventuno manifestazioni di interesse, venti delle quali ammesse, con cinque imprese invitate a presentare un’offerta e soltanto due partecipanti effettivi. Una delle aziende avrebbe successivamente ritirato la propria proposta dichiarando «di non poter confermare l’offerta presentata in sede di gara», mentre la seconda sarebbe stata esclusa perché ritenuta non congrua.

Da allora, sostiene Palagi, sul portale della trasparenza non risulterebbero pubblicati né un provvedimento di gara deserta, né una revoca della procedura, né l’avvio di un nuovo affidamento. «Saremo felici di essere smentiti», afferma il consigliere, osservando che nel frattempo circa mezzo milione di euro di lavori sulle travi sarebbe rimasto sulla carta. L’opposizione inserisce però questo episodio in una vicenda molto più ampia, iniziata nel gennaio 2016 quando, a seguito di uno studio dell’Università di Firenze che rilevò fenomeni di erosione dell’alveo in corrispondenza della pila sinistra, il Comune vietò il transito ai mezzi superiori ai 35 quintali, autobus compresi, presentando il provvedimento come temporaneo per poche settimane. Quel divieto è stato definitivamente eliminato soltanto il 27 gennaio 2025, quasi nove anni dopo. Nel frattempo si sono susseguiti un progetto definitivo approvato nel 2016 e completamente sostituito nel 2020 perché, come riportava la delibera, «non più attuale in termini di tipologia di intervento da realizzare», una prima gara andata deserta nel 2021, una risoluzione consensuale del contratto nel 2022 e un successivo affidamento delle opere residue attraverso una modifica del contratto di manutenzione stradale. Nella ricostruzione trova spazio anche la vicenda della pista ciclabile, inizialmente prevista come parte integrante dell’intervento.

La delibera del dicembre 2021 spiegava infatti che la nuova infrastruttura «consentirà per il futuro di non sovraccaricare con mezzi pesanti le travi di bordo del ponte permettendo quindi di allungare in maniera significativa la vita utile del manufatto», attribuendole quindi una funzione strutturale oltre che legata alla mobilità sostenibile. Tuttavia, nel luglio 2023, la ciclabile venne eliminata dal progetto per «concentrare le risorse sulle criticità delle parti strutturali emerse», mentre l’importo dei lavori aumentava di oltre 74 mila euro.

Secondo Palagi, da allora non risulterebbero atti che ne prevedano il recupero, nonostante il cantiere sia stato dichiarato concluso il 6 luglio scorso con economie pari a circa 91 mila euro. L’esponente di Sinistra Progetto Comune richiama inoltre un provvedimento dell’agosto 2024 che, a poche settimane dall’annuncio della conclusione dei lavori di consolidamento, avrebbe suddiviso l’intervento in due stralci, rinviando il completamento della pila sinistra a un secondo lotto subordinato al reperimento delle risorse economiche. Un secondo stralcio che, secondo il consigliere, non sarebbe stato ancora quantificato né finanziato.

Sul piano economico viene infine ricordata la risposta fornita dalla Giunta nel gennaio 2025 a un’interrogazione consiliare, nella quale si parlava di una spesa complessiva di «circa quattro milioni e settecentomila euro» per gli interventi eseguiti e programmati, accompagnata però dall’affermazione secondo cui «non è pertanto appropriato parlare di ritardi». Una valutazione che Palagi contesta apertamente, sostenendo che «i documenti dell’Amministrazione non reggono» questa interpretazione alla luce della successione di progetti rifatti, gare deserte, contratti risolti, interventi rinviati e procedure rimaste senza aggiudicatario.

Pur precisando di non mettere in discussione la sicurezza attuale del Ponte Vespucci né di denunciare irregolarità amministrative, il consigliere insiste sul fatto che il problema sia esclusivamente politico e riguardi l’assenza di una strategia unitaria. «Non stiamo dicendo che il Ponte Vespucci sia pericoloso», sottolinea, ricordando che la verifica di transitabilità del 2024 ha consentito il ritorno degli autobus, ma aggiunge che «stiamo evidenziando un vuoto di programmazione». Da qui la richiesta alla sindaca e alla Giunta di indicare tempi certi per l’affidamento dei lavori sulle travi, chiarire l’entità economica e la collocazione nel piano delle opere pubbliche del secondo stralcio relativo alla pila sinistra, spiegare le ragioni della cancellazione della pista ciclabile, indicare quando verrà riproposta e precisare se il Comune abbia mai richiesto l’accesso ai fondi statali destinati alla messa in sicurezza dei ponti dopo il crollo del Ponte Morandi. Il messaggio politico conclusivo sintetizza il senso dell’intervento: «Continueremo a seguire ogni passaggio, perché la partita vera non è la gara che si sbloccherà: è se questa Città decide di tornare alla cultura della programmazione».


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Redazione La Firenze Che Vorrei

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