BFF Bank accelera sul de-risking del portafoglio factoring mentre entra in una fase decisiva il processo avviato per individuare uno o più partner finanziari e strategici e che già a metà settembre aveva attirato l’interesse, fra gli altri, di Cerberus Capital Management (si veda altro articolo di BeBeez). La banca di specialty finance quotata a Piazza Affari ha infatti sottoscritto con Pollen Street, un accordo vincolante per cedere crediti verso la pubblica amministrazione in Italia e Spagna per un valore di bilancio al 30 giugno scorso di circa 127 milioni di euro, affiancandovi un forward flow agreement relativo a interessi di mora e altri accessori futuri su esposizioni verso debitori pubblici spagnoli. Nel dettaglio, a comprare i crediti è il veicolo di cartolarizzazione Polluce SPV srl, di cui Collextion Services agirà quale special servicer per il portafoglio italiano, mentre svolgerà il ruolo di back-up servicer e portfolio monitor del portafoglio spagnolo (si vedano qui il comunicato stampa di BFF e qui quello di Collextion).
Più nel dettaglio, la componente italiana del portafoglio ceduto è costituita prevalentemente da crediti classificati a sofferenza e da esposizioni past due verso enti in dissesto, per le quali BFF dispone di provvedimenti giudiziari definitivi favorevoli. In Spagna, invece, vengono ceduti accessori dei crediti, in particolare interessi di mora e costi di recupero, relativi a posizioni il cui capitale è già stato interamente incassato. A questi asset si aggiunge il forward flow spagnolo, che consentirà la possibile cessione al fondo di interessi di mora e altri accessori che matureranno in futuro su esposizioni esistenti o nuove verso debitori pubblici spagnoli.
Il prezzo di cessione non è stato comunicato. BFF ha però quantificato gli effetti economici e patrimoniali dell’operazione. A fronte di una perdita a conto economico di circa 5 milioni di euro al closing, la banca prevede una riduzione immediata di circa 110 milioni degli RWA al 30 settembre 2026, destinata a raggiungere 260 milioni di minori RWA a fine 2028. L’operazione dovrebbe inoltre ridurre di oltre 30 milioni il calendar provisioning atteso nel 2028 e abbattere di circa il 35% le sofferenze nette consolidate rispetto al dato di fine giugno. Questi effetti non includono gli eventuali benefici ulteriori derivanti dal forward flow spagnolo. In particolare, BFF sottolinea che il deal contribuirà a ridurre gli shortfall patrimoniali prospettici previsti per il 2028, mentre il forward flow dovrebbe contribuire alla costruzione di un nuovo modello di business sostenibile in Spagna.
Il mercato ha però accolto con forte scetticismo l’operazione: ieri BFF ha chiuso a Piazza Affari in calo del 10,31% a 2,436 euro, con gli investitori concentrati sul fatto che, pur riducendo RWA e calendar provisioning, la cessione non risolve il fabbisogno patrimoniale prospettico della banca. Equita ha infatti giudicato l’intervento di dimensioni limitate rispetto agli attivi potenzialmente soggetti al calendar provisioning, mentre Banca Akros lo considera un passo costruttivo ma ritiene necessarie ulteriori misure per affrontare pienamente il deficit atteso nel 2028.
Intanto sul fronte Cerberus emergono ora novità sostanziali: secondo quanto scritto ieri da MF, BFF starebbe valutando un approfondimento della proposta del fondo americano, sino alla possibilità di avviare una trattativa in esclusiva o comunque di concedere a Cerberus uno o due mesi per approfondire il progetto. La banca, interpellata dal quotidiano, ha risposto “no comment”. La proposta di Cerberus sarebbe oggi più articolata e più consistente di quella emersa a settembre, quando si parlava di un aumento di capitale complessivo di circa 300 milioni di euro, in parte riservato al fondo e in parte offerto agli azionisti, con una struttura tale da mantenere Cerberus sotto il 30% del capitale e quindi sotto la soglia dell’opa. Ora, invece, la cifra complessiva raggiungere i 400 milioni: il progetto prevederebbe infatti una prima ricapitalizzazione riservata da 180 milioni di euro, attraverso la quale Cerberus arriverebbe a detenere circa il 30% di BFF, seguita da una seconda iniezione di capitale sino a 220 milioni, questa volta con diritto di opzione agli attuali azionisti.
Il progetto Cerberus avrebbe inoltre una caratteristica che lo distingue dalle altre soluzioni finora allo studio: manterrebbe BFF integra e quotata, anziché procedere alla cessione separata delle diverse attività. Così come proporrebbero BPER Banca, AMCO, Gruppo Sella e Banca CF+.
In particolare, MF scrive che BPER avrebbe offerto circa 400 milioni di euro per le attività diverse dal factoring, valutazione che alcuni azionisti di BFF considererebbero insufficiente rispetto a un valore da loro stimato nell’ordine di un miliardo. CF+ starebbe invece valutando un’ops seguita da un aumento di capitale. Entrambe le ipotesi presupporrebbero però un intervento di AMCO sul factoring, mentre il gestore controllato dal Ministero dell’Economia sarebbe ancora prudente, anche in relazione alla qualità del portafoglio crediti.
Ricordiamo che a spingere BFF verso queste opzioni è il complesso confronto regolamentare apertosi quest’anno con Banca d’Italia. Il 28 marzo la Vigilanza aveva adottato un provvedimento nell’ambito dell’ispezione iniziata nel dicembre 2025, nominando Raffaele Lener e Francesco Fioretto commissari in temporaneo affiancamento al cda, che ha comunque mantenuto pieni poteri. I rilievi riguardavano tra l’altro il business factoring e lending, la classificazione prudenziale delle esposizioni, i sistemi contabili, la gestione del credito e i controlli interni (si veda qui il comunicato stampa di allora).
Il rapporto ispettivo definitivo, ricevuto il 14 luglio (si veda qui il comunicato stampa), ha espresso una valutazione sfavorevole e confermato i rilievi del precedente provvedimento. In particolare, Banca d’Italia ha richiesto ulteriori rettifiche su fatture anteriori al 2016 e sulla classificazione di alcuni ospedali pubblici polacchi, con una riduzione del CET1 di circa 17 milioni di euro, parzialmente compensata da circa 25 milioni di minori RWA. Il rapporto ha inoltre formulato rilievi su governance, processo contabile, credito, organizzazione e controlli interni.
Già a febbraio la banca aveva avviato il de-risking del portafoglio factoring, contabilizzando circa 95 milioni di euro di oneri straordinari pre-tax relativi al 2025 e rettificando il patrimonio 2024 per errori nell’allocazione di incassi del factoring antecedenti al giugno 2023. Contestualmente aveva iniziato a lavorare a una possibile cartolarizzazione del portafoglio, assistita da JP Morgan e PwC Deals Strategy FS (si veda qui il comunicato stampa di allora), operazione, aveva rivelato sempre Bloomberg a metà agosto, delle dimensioni di 1,2 miliardi di euro alla quale erano interessati PIMCO, Pollen Street Capital,
Fortress Investment Group, Davidson Kempner Capital Management e la stessa Cerberus.
La situazione patrimoniale è diventata quindi il punto centrale. A fine giugno il CET1 ratio era al 10,34%, contro un requisito SREP del 9,86%, mentre il Total Capital Ratio era al 12,93%, inferiore al requisito del 13,36%. Dopo la cessione e il contestuale reinvestimento, completati il 28 luglio, di 3,1 miliardi di euro di titoli di Stato italiani Held to Collect, che hanno generato una plusvalenza pre-tax di circa 62 milioni (si veda qui il comunicato stampa), i ratio pro-forma sono saliti rispettivamente all’11,1% e al 13,6%, riportando anche il Total Capital Ratio sopra il requisito (si vedano qui il comunicato stampa sui conti semestrali e qui la semestrale consolidata).
È in questo quadro che assume peso la proposta Cerberus. Il fondo conosce peraltro molto bene il mercato italiano dei crediti verso la pubblica amministrazione. Nel 2018 aveva acquisito il 57% di Officine CST, servicer specializzato proprio nella gestione dei crediti verso la pubblica amministrazione, lasciando il 28% al fondatore Gianpiero Oddone e nominando presidente Roberto Nicastro (si veda altro articolo di BeBeez). Officine CST aveva poi evoluto il proprio modello dal servicing all’investimento nei crediti problematici (si veda altro articolo di BeBeez) e nel 2025 il fondo FOCI aveva realizzato il primo investimento sottoscrivendo titoli junior di una cartolarizzazione di crediti verso PA italiane tramite Adalis SPV (si veda altro articolo di BeBeez).
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