(AGENPARL) – Roma, 4 Ottobre 2026 – Il Treasury USA al 5,3% ha riacceso la pressione sui mercati obbligazionari. Ma questa volta gli emergenti stanno mostrando una resilienza inattesa. Brasile, Sudafrica e Cile sono tra i casi più interessanti per gli investitori internazionali.
C’è un elemento insolito nel nuovo sell-off che sta attraversando il mercato obbligazionario globale. I rendimenti dei titoli di Stato americani, europei e giapponesi sono saliti rapidamente, raggiungendo in diversi casi livelli che non si vedevano da decenni. Eppure, almeno per ora, i mercati emergenti stanno assorbendo lo shock meglio di quanto molti investitori avrebbero previsto.
È una dinamica importante perché, storicamente, un forte aumento dei rendimenti americani tende a essere particolarmente negativo per i Paesi emergenti. Quando i Treasury diventano più remunerativi, il capitale può spostarsi verso gli Stati Uniti, il dollaro tende a rafforzarsi e per i Paesi emergenti aumenta il costo del finanziamento.
Questa volta il meccanismo non si sta manifestando con la stessa intensità.
Il Treasury torna sopra il 5%
Il punto di partenza è il mercato americano.
Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,34% il 1° ottobre, il livello più alto dal 2002, nel corso di una nuova fase di vendite che ha coinvolto i principali mercati obbligazionari mondiali. Anche in Europa e in Giappone i rendimenti sono saliti verso livelli pluriennali.
L’aumento dei rendimenti riflette una combinazione di fattori: pressioni inflazionistiche, rincaro dell’energia, aspettative di tassi più elevati e preoccupazioni sulla sostenibilità dei livelli di debito pubblico.
L’IMF ha confermato nei giorni scorsi che i rendimenti globali sono aumentati sia nei mercati avanzati sia in alcuni mercati emergenti. Per le scadenze brevi, il rialzo è stato legato soprattutto all’aumento dei prezzi dell’energia e alle conseguenti aspettative sulla politica monetaria. Per le scadenze più lunghe hanno pesato anche i timori sui livelli di debito e l’aumento del cosiddetto term premium, cioè il premio richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni a lunga scadenza.
Ma gli emergenti stanno resistendo
È qui che emerge la parte più interessante per gli investitori internazionali.
La World Bank ha analizzato proprio questa anomalia in un’analisi pubblicata il 1° ottobre. Secondo l’istituzione, i mercati emergenti e in via di sviluppo hanno finora affrontato l’aumento dei rendimenti dei Paesi avanzati meglio di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.
Normalmente, un aumento dei rendimenti dei Treasury dovrebbe esercitare una pressione molto maggiore sugli emergenti attraverso tre canali: maggiori costi di finanziamento, indebolimento delle valute e deflussi di capitale.
Finora, invece, la reazione è stata relativamente contenuta.
La World Bank rileva che gli spread sui titoli sovrani dei mercati emergenti denominati in dollari si sono in diversi casi ridotti, compensando almeno in parte l’aumento del rendimento del Treasury. Anche i flussi finanziari e le valute hanno mostrato una capacità di stabilizzazione superiore alle attese.
Non significa che il rischio sia scomparso. Significa che l’aumento dei rendimenti americani non sta producendo automaticamente la fuga dagli emergenti che in passato avrebbe potuto provocare.
Brasile, Sudafrica e Cile sotto osservazione
Il fenomeno emerge anche confrontando i rendimenti dei diversi Paesi.
Secondo i dati riportati nell’analisi del Financial Times, i Treasury decennali sono passati da circa il 4,8% al 5,3% nell’ultimo mese, mentre i rendimenti di alcuni importanti mercati emergenti sono aumentati molto meno. In Brasile, in particolare, alcuni rendimenti sono persino diminuiti.
È una differenza significativa.
Il debito emergente non sta quindi semplicemente beneficiando di un clima positivo sui mercati obbligazionari: sta mostrando una relativa forza proprio mentre i titoli di Stato dei Paesi sviluppati subiscono una forte pressione.
La World Bank sottolinea inoltre che gli emergenti hanno beneficiato, in parte, di una domanda ancora solida da parte degli investitori alla ricerca di rendimenti più elevati.
Cosa è cambiato negli emergenti
Una delle spiegazioni riguarda la trasformazione avvenuta nelle politiche economiche di diversi Paesi.
Dopo le crisi inflazionistiche degli ultimi anni, molte banche centrali dei mercati emergenti hanno reagito rapidamente aumentando i tassi. In diversi casi hanno quindi iniziato il processo di normalizzazione monetaria prima delle banche centrali dei Paesi avanzati.
Anche la gestione dei conti pubblici e la credibilità delle istituzioni sono migliorate in alcune delle principali economie emergenti.
Il risultato è che alcuni investitori stanno iniziando a considerare questi mercati con una prospettiva diversa rispetto al passato.
Non più soltanto come economie vulnerabili a ogni aumento dei Treasury, ma come mercati nei quali rendimenti reali elevati e fondamentali relativamente solidi possono compensare una parte dello shock proveniente dagli Stati Uniti.
È proprio questa maggiore resilienza che la World Bank mette in evidenza.
Non tutti gli emergenti sono uguali
È però importante evitare una generalizzazione.
Il termine “mercati emergenti” comprende economie con caratteristiche molto diverse. Un Paese con un mercato obbligazionario domestico profondo, una banca centrale credibile e una quota limitata di debito denominato in valuta estera non presenta lo stesso profilo di rischio di un’economia fortemente dipendente dai finanziamenti esterni.
La stessa World Bank avverte infatti che la resilienza non equivale alla sicurezza. I Paesi con fondamentali più deboli rimangono vulnerabili a un ulteriore aumento dei rendimenti globali e a un deterioramento della propensione al rischio.
Questo significa che, per gli investitori internazionali, la distinzione tra i singoli Paesi diventa sempre più importante.
Non basta più chiedersi se gli emergenti siano interessanti nel loro complesso. Bisogna guardare alla qualità del debito, alla struttura del finanziamento, alla valuta, alla posizione fiscale e alla credibilità della politica monetaria.
Il vero test deve ancora arrivare
La domanda centrale per i prossimi mesi è quindi se questa resilienza sia temporanea oppure rappresenti un cambiamento più strutturale.
Il rischio principale rimane un ulteriore aumento dei rendimenti americani accompagnato da un rafforzamento del dollaro. In quel caso la pressione sugli emergenti potrebbe aumentare rapidamente.
Un secondo rischio riguarda le azioni.
Se l’aumento dei rendimenti obbligazionari dovesse trasformarsi in una più ampia fase di risk-off sui mercati globali, gli emergenti difficilmente potrebbero rimanere completamente isolati.
Per ora, però, questo scenario non si è verificato.
Il mercato sta quindi offrendo un segnale interessante: il vecchio meccanismo secondo cui Treasury più remunerativi significano automaticamente emergenti sotto pressione sembra essersi indebolito, almeno in questa fase del ciclo.
Una nuova opportunità per gli investitori?
È probabilmente questa la domanda che interessa maggiormente chi investe sui mercati internazionali.
La risposta non può essere semplicemente sì o no.
Il punto è che alcuni mercati emergenti stanno mostrando caratteristiche che, in un contesto di rendimenti elevati negli Stati Uniti, possono risultare relativamente interessanti: tassi reali elevati, banche centrali che hanno già affrontato parte dello shock inflazionistico e mercati finanziari domestici più profondi.
Questo non elimina i rischi valutari, politici e fiscali. Ma cambia il modo in cui il debito emergente può essere analizzato all’interno di un portafoglio globale.
E soprattutto mette in discussione una convinzione che per anni ha guidato le decisioni degli investitori: quando i Treasury salgono, gli emergenti devono necessariamente soffrire di più.
I dati di questa fase raccontano una storia più complessa.
Il Treasury decennale al 5,34% dimostra quanto sia profondo il cambiamento in corso sul mercato obbligazionario globale.
Ma il fatto che molti mercati emergenti stiano assorbendo questo shock meglio del previsto suggerisce che la nuova geografia del rischio obbligazionario globale potrebbe essere molto diversa da quella a cui gli investitori si sono abituati negli ultimi decenni.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link







