Un’evoluzione strategica mirata a trasformare l’identità operativa, accelerare la spinta sul digitale e massimizzare la generazione di cassa per gli azionisti. È il cuore del nuovo Piano Industriale 2027-2029, denominato “Ready Set Scale”, di doValue spa quotata a Piazza Affari e tra i principali credit servicer europei, approvato dal Consiglio di Amministrazione e presentato ieri a Milano alla comunità finanziaria dall’Amministratore Delegato Manuela Franchi (si veda qui il comunicato stampa e qui la presentazione).
Il piano si articola su tre linee guida fondamentali. La prima assegna a coeo, il digital servicer tedesco acquisito nell’estate del 2025 (si veda altro articolo di BeBeez) il ruolo di acceleratore della generazione di ricavi, soprattutto con l’acquisizione di nuovi contratti di servicing nei mercati dove è già presente e la penetrazione di nuovi mercati come quelli dei Paesi nordici. Si tratta del business della digital collection, ossia l’incasso per conto terzi di crediti di piccolo taglio e in leggero arretrato (quindi non ancora vere Npe, piuttosto Stage 2) vantati nei confronti di Pmi, ma anche relativi al Buy Now Pay Later, che nei Paesi nordici ha tassi di crescita medi intorno al 21%. Un’attività tramite tramite la quale doValue intende a ridurre la dipendenza dal servicing di crediti deteriorati.

Oltre ai risparmi di costo, Franchi e il responsabile dell’area Npe, Theodore Kalantonis, sono comunque attenti alla quota di un mercato che va comunque stabilizzandosi. Nel biennio 2024-25, soprattutto in Grecia e Spagna doValue ha infatti saputo assicurarsi una fetta dei nuovi flussi di Npe in arrivo dal sistema bancario, da cui si traggono i ricavi maggiori, più larga della quota dello stock di deteriorato già in essere da essa gestita (si veda figura in pagina). “Stiamo inoltre assistendo Elliott nell’asta per il business degli npl di Banca Ifis” ha aggiunto Franchi.

Il management ha poi esposto gli obiettivi da raggiungere seguendo la strada tracciata da queste linee guida. Per quanto riguarda l’Ebitda, fissando il punto di partenza al dato pro-forma del 2025, cioè 272 milioni di euro (che include l’apporto annuale di coeo), il gruppo prevede per il 2029 di attestarsi tra 330 e 350 milioni di euro (al netto di componenti non ricorrenti e cessioni di portafogli), con un margine operativo che potrà raggiungere il 40%. A questo risultato òe digital colleciotns dovrebbero contribuire per circa 160 milioni. Le Npe dovrebbero invece apportare circa 125 milioni e i servizi a valore aggiunto da 50 a 60 milioni.
Quanto al Free Cash Flow ricorrente: il target è compreso tra 100 e 120 milioni di euro nel 2029, sostenuto da una generazione di cassa cumulata nell’arco del triennio stimata in 150-170 milioni di euro netti.
Per quanto infine riguarda la leva finanziaria, il Gruppo intende mantenerla all’interno di un range sostenibile tra 2,0x e 2,5x, potendo contare su una struttura del debito priva di scadenze obbligazionarie fino al 2030.
Il raggiungimento di questi obiettivi permetterà di destinare nel triennio almeno 150 milioni di cassa disponibile per il pagamento di dividendi, la riduzione del debito se le condizioni di mercato la rendono opportuna. A questo proposito ricordiamo che nell’ottobre 2025 doVale aveva collocato un’emissione di bond da 350 milioni in scadenza nel 2031 a un tasso fisso del 5,375% per finanziare l’acquisizione di coeo (si veda altro articolo di BeBeez). Non sono esclude acquisizioni tattiche (M&A bolt-on). “Per esempio è prevedibile un’attività di M&A in Francia, tramite coeo, e anche negli Stati Uniti, mercato dove devi per forza acquisire una realtà esistente. Lì partire da zero è impossibile” ha spiegato la ceo d doValue.
Nell’ambito dell’allocazione del free cash flow, Il cda ha anche previsto di distribuire fino all’80% dell’utile netto rettificato tramite dividendi e riacquisto di azioni proprie. Una mossa, quest’ultima, già attuata dal top management, che ha approvato l’avvio immediato di un programma di buyback fino a 10 milioni di euro (corrispondente a circa il 3% del capitale sociale) da completare entro la fine del 2026, di cui tuttavia non è stato ancora fissato il prezzo unitario di riacquisto delle azioni. Riservata agli azionisti in borsa, l’operazione non coinvolgerà i soci strategici (tra cui il fondo Elliott). Viene inoltre confermata l’intenzione di mantenere un dividendo ordinario sostenibile per tutto il periodo di piano.
In concomitanza con la presentazione del piano, doValue ha anche rivisto le stime per l’esercizio 2026 per incorporare un andamento dei recuperi in Italia più lento rispetto alle stime precedenti:
Quindi per il 2026 i ricavi lordi sono previsti tra 770 e 790 milioni di euro; l’Ebitda é stimato tra 270 e 290 milioni di euro (rispetto a circa 300 milioni previsti in precedenza), riflettendo un atteggiamento prudenziale sul mercato italiano, a fronte delle performance di coeo che continuano a superare le attese. Infine, la posizione finanziaria netta è attesa tra 2,4 e 2,6 volte l’Ebitda a valle dei dividendi.
Il completamento della cessione del portafoglio crediti legacy di coeo entro la fine del 2026 consentirà infine di accelerare l’incasso di cassa e la riduzione del debito, riaffermando un modello aziendale incentrato su attività a basso assorbimento di capitale (asset-light).
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