Sette Ferrari da sogno, tutte insieme, pronte a cambiare garage in due sere. Il 14 e 15 agosto 2026 a Monterey, in California, una selezione di hypercar e pezzi unici di Maranello racconterà quarant’anni di storia: dalla 288 GTO nata per i rally alla Ferrari Luce “Chassis 0”, manifesto del programma Tailor Made. Per chi può permetterselo, è il tipo di appuntamento che sposta gli equilibri di un’intera collezione.
Ogni vettura porta con sé una storia precisa: chilometraggi ridicoli, certificazioni Ferrari Classiche, ex proprietari come Mike Tyson e Lee Iacocca. Di seguito il quadro delle sette “rosse” che faranno impazzire i paddock di Monterey.
Ferrari 288 GTO, la capostipite dei supercar
La Ferrari 288 GTO è la madre di tutte le hypercar del Cavallino. Nata per correre nel Gruppo B del Mondiale Rally, dove servivano esemplari stradali per l’omologazione, si ritrovò senza campionato quando la categoria venne cancellata per motivi di sicurezza. Maranello aveva però già sviluppato un’auto estrema: telaio alleggerito con alluminio e Kevlar, V8 da 2,8 litri con doppio turbocompressore IHI e prestazioni che, a metà anni Ottanta, la posizionavano come l’auto di serie più veloce in circolazione.
L’esemplare di Monterey è il telaio 54789, il 99º costruito, tutto in Rosso Corsa con interni neri e accessoriata con climatizzatore e alzavetri elettrici. Venne ordinata da un imprenditore tedesco, Hans Breidenbroich, che però non la ritirò mai davvero, lasciandola per anni in concessionaria.
Passata poi tra le raccolte di collezionisti come Pierre Fandel ed Eckhard Bluhm, è rimasta quasi sempre esposta e poco utilizzata. Oggi mostra circa 1.500 chilometri, è stata completamente ricondizionata da una concessionaria ufficiale negli Stati Uniti ed è certificata Ferrari Classiche come “matching numbers”, quindi ancora con motore, cambio e telaio originali.
Ferrari F40, l’ultima sotto lo sguardo di Enzo
La Ferrari F40 è l’auto simbolo degli anni Ottanta: l’ultima sviluppata mentre Enzo Ferrari era ancora in vita, nata anch’essa su base 288 GTO per confrontarsi idealmente con rivali come la Porsche 959. Telaio tubolare in acciaio, sospensioni a doppi triangoli, freni a disco ventilati e una carrozzeria in fibra di carbonio e Kevlar testata nella galleria del vento di Pininfarina. Il V8 biturbo, portato a 2,9 litri, è abbinato a un cambio manuale a cinque marce con la classica griglia in metallo, per prestazioni ancora oggi di riferimento.
Foto di: RM Sotheby’s
La F40 che andrà all’asta è il telaio 87345, 94ª destinata al mercato americano su poco più di duecento per gli Stati Uniti, verniciata nel solito Rosso Corsa con interni in tessuto specifico Stoffa Vigogna. Il primo proprietario fu Lee Iacocca, manager statunitense noto per il lancio della Ford Mustang e poi numero uno di Chrysler, che ricevette l’auto direttamente in fabbrica come cliente VIP.
Da allora la vettura ha cambiato pochi garage e ha percorso pochissimi chilometri, restando quasi sempre in esposizione. Dettaglio curioso, sotto il frontale sono stati fissati due piccoli truck da skateboard come protezione artigianale contro rampe ripide e dossi, soluzione inventata prima della diffusione dei sollevatori anteriori idraulici.
V12 da corsa su strada
Con la Ferrari F50, a metà anni Novanta, la Casa scelse di portare su strada un’esperienza ancora più vicina alla Formula 1. Telaio monoscocca in fibra di carbonio, carrozzeria disegnata da Pininfarina con tetto rigido rimovibile per passare da coupé a targa, e soprattutto un V12 da 4,7 litri derivato da un motore di Formula 1 dei primi anni Novanta.
L’esemplare di Monterey, telaio 104220, è una delle 349 F50 costruite, specifica per il mercato americano con strumenti in miglia, in Rosso Corsa con interni neri e inserti rossi, consegnata nuova in California.
Foto di: RM Sotheby’s
A darle ulteriore peso collezionistico è il primo proprietario: Mike Tyson, il campione dei pesi massimi, appassionato dichiarato di supercar. Dopo di lui, la F50 è passata tra le mani di diversi collezionisti statunitensi, sempre seguita da specialisti Ferrari con manutenzioni importanti, fino alla certificazione Ferrari Classiche nel 2008 che ne conferma l’originalità dei principali componenti.
Oggi ha percorso poche miglia per un’auto di trent’anni e arriva all’asta con tetto rigido, set di bagagli dedicato, manuali, brochure e perfino un paio di guantoni Everlast autografati da Tyson, dettaglio che unisce cultura pop e storia dell’auto.
Ferrari LaFerrari, Daytona SP3 e Luce
La Ferrari Enzo e la LaFerrari rappresentano il ponte tra l’era meccanica pura e quella ibrida. La Enzo, presentata a inizio anni Duemila e battezzata con il nome del fondatore, usa un telaio in fibra di carbonio con motore V12 posteriore da quasi sei litri e cambio automatizzato a palette. L’esemplare di telaio 133919, Rosso Corsa con interni rossi e plancia nera, ha avuto solo due proprietari in Texas, entrambi appassionati del marchio, ed è sempre stata seguita da concessionarie ufficiali Ferrari con servizi completi e certificazione Classiche.
LaFerrari alza ulteriormente l’asticella: V12 da 6,3 litri abbinato a un sistema ibrido ispirato al KERS di Formula 1 per quasi mille cavalli complessivi. La vettura di Monterey, Rosso Corsa con tetto nero e interni in pelle nera extra-range, è una delle 499 costruite e una delle circa 120 versioni per gli Stati Uniti. Appartenuta a un unico proprietario in Colorado, è stata usata pochissimo ma mantenuta con rigore, inclusa la sostituzione del costoso pacco batterie ad alta tensione nel 2025 e la successiva certificazione Ferrari Classiche, elementi che rassicurano chi punta a una hypercar ibrida da collezione.
A proiettare ancora più avanti la cronologia ci pensa la Ferrari Daytona SP3, parte della serie Icona, che reinterpreta in chiave moderna le sport-prototipo degli anni Sessanta con un V12 da 6,5 litri aspirato e aerodinamica passiva molto sofisticata.
Foto di: RM Sotheby’s
Il telaio 297567, verniciato in Giallo Triplo Strato con strisce nere e dettagli della bandiera italiana, è stato configurato tramite il programma Atelier con molti elementi in fibra di carbonio e un abitacolo nero con accenti gialli. Consegnata nuova nel 2024 e passata solo tra due appassionati, mostra un chilometraggio quasi simbolico, segno di utilizzo rarissimo.
Chiude il gruppo la Ferrari Luce “Chassis 0”, il primo telaio della nuova serie e forse l’auto più particolare dell’intero lotto. È il manifesto del programma Tailor Made, reparto che crea configurazioni su misura, e ruota attorno al tema della luce: carrozzeria Madreperla Semi-Gloss sviluppata ad hoc, capace di riflessi iridescenti che virano dal verde al viola, interni in pelle metallizzata chiara, elementi secondari in grigio chiaro anziché neri e dettagli bianchi come cerchi, pinze freno e logo del Cavallino.
Foto di: RM Sotheby’s
Questo esemplare non è solo un oggetto estetico raffinato, ma anche uno strumento di beneficenza: il ricavato della vendita andrà alla Ferrari Foundation, che sostiene progetti educativi, rendendo la Luce un acquisto in cui collezionismo e responsabilità sociale viaggiano nella stessa corsia.
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