per sei su dieci servono più controlli ai confini, record di allarme in vent’anni



L’immigrazione torna a occupare il centro del dibattito politico e sociale italiano. Le tensioni esplose in Spagna, con il passaggio di migliaia di persone dal Marocco verso Ceuta, hanno riacceso paure e polemiche che oltrepassano i confini nazionali e investono tutta l’Europa. Anche in Italia il tema continua a funzionare come una linea di frattura profonda, capace di dividere elettori, partiti e visioni opposte del rapporto con il resto del mondo.

Il nuovo sondaggio realizzato da Demos per Repubblica mostra un dato netto: oltre sei italiani su dieci chiedono controlli più rigidi alle frontiere. La quota di chi preferirebbe una maggiore apertura resta vicina al 40 per cento, ma negli ultimi anni la domanda di sicurezza ha ripreso a crescere e oggi l’inquietudine legata agli immigrati raggiunge il livello più alto degli ultimi vent’anni.

La richiesta di controllare i confini supera il 60 per cento

La maggioranza degli italiani considera il controllo delle frontiere una priorità. Non si tratta di una tendenza nuova, ma il sondaggio registra un rafforzamento progressivo di questa posizione, alimentato dalle guerre, dalle crisi internazionali e dalla continua esposizione mediatica alle immagini dei conflitti e dei flussi migratori.

Ogni guerra produce conseguenze economiche, politiche e umanitarie, ma entra anche direttamente nelle case attraverso televisioni, social network e piattaforme digitali. Le immagini dei bombardamenti, delle partenze e degli attraversamenti alimentano una percezione di instabilità permanente e trasformano l’immigrazione in uno dei principali simboli dell’insicurezza globale.

In questo clima, la richiesta di frontiere più controllate supera ormai il 60 per cento, mentre meno di quattro persone su dieci sostengono una linea più aperta. Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con le rilevazioni degli anni precedenti: mai, negli ultimi due decenni, la presenza degli immigrati aveva prodotto un livello di inquietudine tanto elevato.

Immigrazione e insicurezza diventano la stessa cosa

Il sondaggio conferma un legame sempre più stretto tra immigrazione, percezione della sicurezza e visione politica. Gli stranieri non rappresentano soltanto un fenomeno demografico o sociale, ma diventano il punto attraverso il quale molti cittadini definiscono il proprio rapporto con il mondo esterno e con chi percepiscono come diverso.

La paura non coincide necessariamente con i dati reali sulla criminalità o sull’ordine pubblico. Tuttavia, nel dibattito politico, la percezione spesso pesa più dei numeri. Se una parte consistente dell’opinione pubblica associa l’immigrazione al rischio, quella convinzione finisce per orientare il voto, le priorità dei partiti e le scelte dei governi.

La Lega ha costruito per anni gran parte della propria identità proprio su questo terreno, trasformando la questione degli stranieri nel principale motore del consenso. Oggi lo stesso tema attraversa tutto il centrodestra e alimenta anche la crescita delle forze più radicali.

La destra vede gli immigrati come un pericolo

Le differenze tra gli elettorati risultano molto profonde. Quasi otto sostenitori della Lega su dieci ritengono che gli immigrati rappresentino un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. La stessa opinione raccoglie oltre sette consensi su dieci tra gli elettori di Futuro Nazionale, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Il centrodestra mostra quindi una sostanziale compattezza nella richiesta di controllo e nella lettura dell’immigrazione come fattore di rischio. Cambiano le sfumature e i toni, ma il giudizio di fondo resta comune: più frontiere sorvegliate, meno ingressi e maggiore selezione.

La posizione opposta prevale invece tra gli elettori di Avs, +Europa e Partito democratico, seguiti da Italia Viva. In queste aree politiche cresce il consenso verso una maggiore apertura e diminuisce nettamente la quota di chi associa gli immigrati alla criminalità e al disordine.

L’immigrazione divide il Paese e ridisegna i partiti

Il tema migratorio non separa soltanto maggioranza e opposizione. Ridisegna anche gli equilibri interni alle coalizioni e definisce l’identità dei singoli partiti. A destra, la competizione si gioca sulla capacità di apparire più credibili nella difesa dei confini. A sinistra, invece, resta aperto il confronto tra chi insiste sull’accoglienza, chi privilegia l’integrazione e chi teme di perdere consenso tra gli elettori più preoccupati.

La crescita della paura favorisce le forze che utilizzano un linguaggio più netto e semplificato. Quando l’immigrazione diventa sinonimo di invasione, insicurezza o perdita di controllo, ogni proposta moderata rischia di apparire debole. Al contrario, chi promette chiusure, rimpatri e confini invalicabili intercetta più facilmente un’opinione pubblica già orientata verso l’allarme.

Il sondaggio Demos racconta dunque un Paese nel quale la questione migratoria continua a produrre fratture profonde. Più che un semplice argomento politico, l’immigrazione diventa il terreno sul quale gli italiani misurano la fiducia nello Stato, il rapporto con l’Europa e la paura del futuro.

La paura raggiunge il massimo degli ultimi vent’anni

Il dato più rilevante resta il livello record dell’inquietudine. In vent’anni nessuna rilevazione aveva registrato una percezione tanto negativa. Guerre, crisi internazionali, propaganda politica e immagini diffuse senza sosta hanno progressivamente trasformato gli immigrati nel volto più immediato dell’instabilità.

La realtà resta più complessa delle paure che produce. Ma nella politica contemporanea conta anche ciò che i cittadini sentono, non soltanto ciò che accade. E oggi una maggioranza ampia chiede più controlli, meno aperture e una gestione dei confini molto più rigida. Finché questa percezione resterà così forte, l’immigrazione continuerà a dividere il Paese e a determinare una parte decisiva dello scontro elettorale.


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Luca Arnau

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