Pino Doria sfogo caro gasolio: a 2,19 euro al litro la pesca si ferma
Lo sfogo di Pino Doria per il costo del gasolio è diventato virale. In un reel pubblicato su Instagram, l’armatore denuncia una situazione insostenibile. Il gasolio a 2,19 euro al litro blocca i pescherecci. Uscire in mare significa lavorare in perdita. Il video ha riacceso il dibattito sul caro carburante nel comparto pesca.
Non è un caso isolato. È la voce di centinaia di imprese. A Mazara del Vallo, a Sciacca, a Messina e a Catania il prezzo alla banchina è arrivato a 1,40 euro per la pesca professionale. Per gli autotrasportatori e per chi fa rifornimento su strada, il prezzo è salito oltre i 2,14 – 2,19 euro. Lo sconto sulle accise è stato ridotto dal decreto del 17 settembre 2026.
Pino Doria lo dice chiaramente. Con queste cifre non si arma più una barca. Il carburante pesa oltre il 60 per cento dei costi. Ogni uscita costa 1.500 euro solo di gasolio. I ricavi spesso si fermano a 2.000 euro. Tolti equipaggio, ghiaccio, cassette e manutenzione, il bilancio è in rosso. La sua denuncia si unisce alla mobilitazione nazionale del 22 ottobre annunciata dalla Federazione armatori siciliani.
Il suo reel, ripreso da migliaia di utenti, mostra lo scontrino del distributore. Mostra il contatore che corre. Mostra la rabbia di chi il mare lo vive ogni giorno. Non è politica. È sopravvivenza. È la richiesta di un tetto al prezzo reale alla pompa. È la richiesta di usare subito gli strumenti europei già disponibili.
Perché il video di Pino Doria ha fatto il giro del web
Il video è semplice. Niente effetti. Pino Doria è in banchina. Dietro di lui il peschereccio fermo. Davanti il telefono che inquadra il prezzo del distributore. Dice che a 2,19 euro non si può lavorare. Dice che hanno tolto lo sconto sulle accise proprio quando serviva di più. Dice che Eni ha bloccato il prezzo a 2,19 per un mese, ma per la pesca artigianale non basta.
Il reel è stato pubblicato negli stessi giorni in cui il dibattito sul caro gasolio è esploso a Roma. A Porta a Porta si è discusso del prezzo a 2,19 euro. Il Movimento 5 Stelle ha parlato di delirio. Il Governo ha difeso la misura del price cap Enilive. Intanto gli autotrasportatori, gli ambulanti e i pescatori chiedono di rientrare nelle categorie con sconto carburanti.
Pino Doria non parla solo per sé. Parla per la marineria di Porto Empedocle, per quella di Mazara del Vallo, per quella di Sciacca. Racconta che dopo il fermo biologico molte barche non sono più ripartite. Racconta che il costo di una singola battuta può arrivare a 4.000 euro. Racconta che i giovani non vogliono più imbarcarsi perché non c’è reddito.
Il suo sfogo ha raccolto commenti di solidarietà. Pescatori, meccanici, commercianti, ristoratori. Tutti legati alla stessa filiera. Se la flotta resta ferma, il pesce fresco scompare. Aumentano le importazioni. Si perde lavoro nelle aree costiere più fragili.
Caro gasolio a 2,19 euro: cosa è successo con le accise a settembre
Il caro gasolio di queste settimane ha una data precisa. Il decreto-legge del 17 settembre 2026 ha ridotto gradualmente lo sconto sulle accise. Dal 18 settembre la riduzione è passata da 17 a 12,2 centesimi al litro. Dal 26 settembre lo sconto è sceso a 6,1 centesimi. Dal 6 ottobre è rimasto solo 5 centesimi.
Secondo Codacons, un pieno da 50 litri di gasolio costa oggi 2,44 euro in più rispetto a prima. Dal 26 settembre l’aggravio è salito a 5,45 euro a pieno. Per un’auto è un problema. Per un peschereccio che consuma 1.000 litri a uscita è una mazzata. Per un tir che percorre 500 chilometri al giorno è una perdita secca.
Eni ha risposto con un price cap. Dal 28 settembre, sulla rete Enilive, benzina a 1,99 euro e gasolio a 2,19 euro al litro per almeno un mese. È una misura per calmierare. Per gli autotrasportatori e per i pescatori convenzionati con Coldiretti è stato annunciato anche uno sconto del 20 per cento al netto. Ma molte marinerie non hanno accesso diretto ai depositi Eni. Pagano prezzi più alti.
Pino Doria lo denuncia. Il prezzo alla banchina non è trasparente. Le imprese sono legate a pochi fornitori. I margini di intermediazione aumentano il costo finale. Serve concorrenza. Serve poter scegliere liberamente il fornitore. Serve un prezzo reale, non solo un tetto sulla carta.
La proposta che arriva dalla pesca: tetto a 0,60 – 0,70 euro nei periodi di crisi
La Federazione armatori siciliani ha messo nero su bianco una proposta. È la stessa che Pino Doria chiede nel suo reel. Non servono solo contributi percentuali o crediti d’imposta. Servono strumenti che incidano sul costo effettivo per litro.
La richiesta è un tetto preciso. Durante una crisi internazionale o una fase di economia di guerra, il costo finale non deve superare 0,60 – 0,70 euro al litro. In condizioni ordinarie, la soglia sostenibile è 0,40 – 0,50 euro al litro. Sono valori che permettono alle imprese di lavorare senza rimetterci.
Il Governo deve individuare lo strumento giuridico più adatto. Può essere una compensazione diretta. Può essere una riduzione fiscale. Può essere un fondo emergenziale. Può essere l’uso delle risorse Feampa o degli strumenti Metsaf. O una combinazione di misure compatibili con l’Unione europea.
La richiesta è stata inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. È indirizzata al Ministero delle Infrastrutture e al Ministero dell’Agricoltura. Per conoscenza alle Prefetture di Messina, Catania e Palermo. L’obiettivo è aprire subito il Tavolo Blu nazionale.
Feampa e Metsaf: i 760 milioni e i 285 milioni che l’Europa ha già sbloccato
La Commissione europea ha già attivato gli strumenti di crisi. Nell’ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, Feampa 2021-2027, circa 760 milioni di euro restano immediatamente disponibili. Possono essere usati per compensare gli operatori colpiti dall’aumento dei costi energetici.
Il 29 aprile 2026 la Commissione ha adottato il Metsaf, Middle East Crisis Temporary State Aid Framework. Resta in vigore fino al 31 dicembre 2026. Consente agli Stati membri di compensare fino al 70 per cento dei maggiori costi del carburante sostenuti dalle imprese di pesca, agricoltura e trasporti.
Il 28 agosto 2026 la Commissione ha approvato un regime italiano da 285 milioni di euro per agricoltura, pesca e acquacoltura colpite dal rincaro. Prevede sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali. È stato approvato proprio nell’ambito del Metsaf. È la prova che l’Europa consente l’intervento.
La Federazione chiede di usare subito queste risorse. Chiede una ricognizione straordinaria di tutti i fondi Feampa. Chiede di sospendere i progetti differibili e non ancora avviati. Prima bisogna garantire che le imprese esistano ancora. Poi si finanziano nuove strutture.
Il Tavolo Blu e la mobilitazione del 22 ottobre nello Stretto
In assenza di risposte, la mobilitazione è fissata per il 22 ottobre 2026. Circa cento pescherecci si raduneranno nello Stretto di Messina. L’obiettivo non è bloccare i cittadini. È richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali.
Lo sfogo di Pino Doria si inserisce in questo percorso. La sua voce è quella di chi non vuole fare la vittima. Vuole solo poter lavorare. Vuole che il prezzo del gasolio torni a livelli sostenibili. Vuole che la pesca resti un mestiere e non diventi un ricordo.
La Federazione ha già informato Prefetture e Questure di Messina, Catania e Palermo. Vuole definire le modalità della manifestazione nel rispetto della sicurezza della navigazione e della salvaguardia della vita umana in mare. Chiede che il Tavolo Blu sia convocato prima del 22 ottobre.
Il rischio è concreto. Se la flotta resta ferma, gli effetti sono immediati. Meno pesce fresco nei mercati di Messina e Palermo. Più importazioni dall’estero. Prezzi al consumo più alti. Perdita di qualità e tracciabilità. Le cooperative chiudono. I giovani lasciano il mare.
Cosa rischia la filiera se il gasolio resta a 2,19 euro
Ogni barca genera lavoro a terra. Meccanici, fabbri, reti, ghiaccio, trasporti, ristorazione. Se manca il carburante a prezzo sostenibile, salta tutto. Le aree costiere perdono reddito. Aumenta lo spopolamento. Si perde presidio del territorio.
Chi pesca ogni giorno conosce il mare. Lo controlla. Lo protegge. Garantire alle imprese la possibilità di prendere il mare significa garantire cibo, lavoro e sicurezza. Non è un privilegio di categoria. È un interesse nazionale.
La richiesta di Pino Doria è semplice. Non chiediamo elemosine. Chiediamo di poter fare il pieno senza andare in perdita. Chiediamo che il prezzo effettivo torni a 0,40 – 0,70 euro al litro. Chiediamo che il Governo usi gli strumenti che l’Europa ha già messo a disposizione.
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Articolo a cura della redazione de Il Quotidiano d’Italia
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