Bion è il nuovo brand del Cluster lombardo delle scienze della vita, che a luglio 2026 ha inaugurato una nuova fase per rinforzare il network regionale dedicato al settore life sciences. La sua mission è creare un ecosistema competitivo per accelerare l’innovazione, i progetti di salute pubblica e l’internazionalizzazione valorizzando la filiera regionale.
La storia del Cluster è legata, fin dalla sua nascita, all’esigenza di creare un ecosistema di eccellenza in grado di connettere il vasto e dinamico settore delle scienze della vita attorno a un network regionale. Un obiettivo fortemente voluto da Regione Lombardia e che oggi annovera oltre un centinaio di organizzazioni, tra pubbliche e private, riuscendo a mettere in collegamento una filiera di oltre duemila realtà sparse su tutto il territorio lombardo: realtà di diversi settori strategici per il sistema produttivo regionale, come la farmaceutica, il biomedicale, le biotecnologie, la nutraceutica, la cosmeceutica e i servizi sanitari e di ricerca quali gli ospedali, gli Irccs, i centri di ricerca, i parchi scientifici e gli incubatori, che rendono la Lombardia un hub strategico, con competenze avanzate, infrastrutture di ricerca all’avanguardia e connessioni internazionali.
Per comprendere meglio la portata di questo progetto, abbiamo incontrato il direttore di Bion, Felice Lopane.
Può raccontarci la storia e i numeri attuali di Bion?
«Il Cluster lombardo di scienze della vita, quest’anno ribattezzato Bion, è nato circa 10 anni fa, su mandato di Regione Lombardia, che ha riconosciuto gli allora nove Cluster tecnologici lombardi (oggi dieci) affidando loro una missione precisa: supportare la competitività della rete della ricerca e dell’innovazione, valorizzando gli asset della filiera lombarda a livello internazionale. Una mission che per il nostro cluster è integrata da un terzo mandato regionale, ovvero la valorizzazione del sistema sociosanitario regionale in Italia e nel mondo.
Negli anni l’associazione si è posizionata alla frontiera di molti temi di grande interesse e impatto per il sistema che rappresentiamo, favorendo su questi il confronto tra scienza, politica, istituzioni, imprese e sistema pubblico. Dai modelli di trasferimento tecnologico, alla competitività della ricerca clinica, con azioni di advocacy che ci hanno visto attivamente coinvolti nella modifica di politiche e normative ad alto impatto per le sperimentazioni.
Oggi rappresentiamo oltre 100 realtà del territorio lombardo, collaboriamo con le principali associazioni di categoria per garantire la connessione tra politiche industriali, della ricerca e della salute. Un lavoro di confronto e analisi continua che ci rende un partner strategico per la Regione, e in particolare per l’assessorato all’Università, ricerca e innovazione, con cui i cluster tecnologici lombardi lavorano alla stesura della Strategia di Specializzazione Intelligente, che determina gli ambiti strategici di ricerca e sviluppo su cui investire.
Ma guardiamo anche oltre, al livello nazionale e a quello europeo, dove cerchiamo di portare le istanze del nostro ecosistema e di intercettare opportunità di finanziamento».
Parliamo del Lombardy Life Science Gateway. Di che cosa si tratta?
«Questo è uno degli elementi chiave del nostro nuovo piano, condiviso con Regione Lombardia e realizzato con il suo supporto. Il Lombardy Life Science Gateway è un piano che intende rafforzare la nostra identità come partner per la filiera innovativa, ponte con l’estero, piattaforma per promuovere progetti innovativi e valorizzare gli asset del nostro territorio. Trasferimento tecnologico, internazionalizzazione, collaborazione, finanziamenti, cultura della ricerca e salute pubblica sono le parole chiave che caratterizzano questo programma.
In un contesto globale che corre, in cui l’Europa, nell’ambito della strategia europea per le life sciences riconosce nei cluster un attore strategico per il rafforzamento dell’innovazione e della competitività, abbiamo deciso di rafforzare la nostra capacità di fare sistema e generare connessioni con ecosistemi innovativi, anche grazie a una piattaforma messa a disposizione per i nostri soci».
Il piano prevede anche iniziative volte a valorizzare il talento di giovani ricercatori e ricercatrici e a diffondere la cultura della ricerca al di fuori dell’accademia. Come?
«Sì, ed è un tema che mi sta molto a cuore perché unisce arte e scienza, comunica a pubblici diversi e, soprattutto, valorizza un tassello fondamentale di tutta la filiera delle scienze della vita e della cura: la ricerca e i giovani. Negli anni ci siamo raccontati spesso di quanto i giovani siano il futuro della ricerca in Italia. In Lombardia ci sono oltre 7mila ricercatori, molti anche internazionali, eppure facciamo fatica a valorizzarne il valore e spesso i più bravi corrono all’estero. Ricordiamoci che l’Italia è seconda in Europa se si considera il numero di vincitori italiani di bandi ERC. La competenza c’è, e lo testimonia il fatto che siamo tra i Paesi più citati al mondo in termini di pubblicazioni scientifiche, ma dobbiamo trovare il modo di valorizzarla.
Un’altra sfida è l’educazione della cittadinanza, dai giovani agli adulti, rispetto a quello che la ricerca genera per tutti noi e per il Paese. Per questo, seguendo la visione del nostro presidente Gianluca Vago, abbiamo deciso di riunire con un contest pubblico più di 30 realtà lombarde, tra università, Irccs e centri di ricerca, e 148 ricercatori, che hanno condiviso immagini del loro lavoro con una lettura artistica del contenuto scientifico assieme alle storie (“tales”) a esse connesse.
Le 30 immagini più votate sono state poi portate nelle principali fermate della metropolitana di Milano, dove i ricercatori hanno visto il loro lavoro uscire dal laboratorio e hanno potuto raccontarlo con descrizioni fruibili per tutti. Abbiamo cercato di utilizzare l’arte, la comunicazione e la scienza per valorizzare i nostri giovani talenti da un lato e dall’altro avvicinare i cittadini a un modo spesso inesplorato.
Tales (The Art of Life Sciences ) da un lato ci dà la possibilità di valorizzare le carriere Stem e il ruolo della ricerca per la salute. Dall’altro ci dà la possibilità di entrare in contatto con un numero elevatissimo di ricercatori che, grazie a Bion, potranno accedere a opportunità di confronto e scambio e percorsi di training finalizzati all’acquisizione di strumenti di formazione che vanno oltre la dimensione accademica e clinica. Tales è un tassello fondamentale nel nostro piano di sviluppo, con cui il Cluster punta a essere un incubatore e acceleratore di innovazione, a favore della salute, della filiera e della Lombardia».
Invece quali iniziative avete in cantiere in merito ai percorsi di formazione rivolti a imprenditrici e imprenditori lombardi del settore?
«Sul fronte della formazione, il punto di partenza è un’osservazione pratica. Quando parliamo con i nostri soci, soprattutto con le startup e le Pmi, la difficoltà che emerge più spesso non riguarda la qualità dei loro prodotti, ma la capacità di muoversi in un ecosistema complesso: accedere ai fondi europei, costruire un partenariato industriale, proteggere la proprietà intellettuale, comunicare l’innovazione a interlocutori finanziari e istituzionali.
Competenze che oggi possiamo considerare core per sopravvivere in un settore sempre più competitivo. Il programma che stiamo costruendo si struttura su due livelli, da un lato la formazione (Academy), dall’altro il supporto mirato attraverso l’advisory del Cluster e la condivisione di aggiornamenti continui con i soci, frutto di un monitoraggio costante delle opportunità di finanziamento (dal livello regionale a quello nazionale, fino al livello Ue).
Il percorso di formazione è rivolto a chi vuole intraprendere un percorso da imprenditore e punta agli innovatori che sviluppano ricerche e brevetti, che non hanno gli strumenti o il network per fare il passo successivo, per fare impresa. Mettiamo in dialogo i professionisti con chi ha intrapreso questo percorso, con aziende internazionali, ma anche con esperti che condividono con loro nozioni chiave.
Lo stiamo anche facendo verso l’estero, come partner scientifico l’Ice, l’Agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero, con un primo pilota sul programma Lab Innova Marocco 2026, per portare startup e progetti innovativi in Italia. A questo si aggiunge l’attività di monitoraggio delle opportunità di finanziamento e una piattaforma che aiuta il cluster e i soci nell’identificare l’opportunità più adatta per loro. Il nostro asset principale è la competenza scientifica interna, ma anche la capacità di interconnessione con i cluster regionali ed europei, per supportare la creazione di partenariati».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





