Un cinema italiano vivo che sa osare senza giudicare, intervista ad Antonello De Pierro dopo la prima del film Blue


Advertisement

Il giornalista e presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierrro traccia un bilancio dell’evento al cinema Adriano di Roma, tra analisi della pellicola, elogi al cast e una passione mai spenta per la cinematografia peninsulare

Roma, 2 agosto 2026 – La prima di Blue, il nuovo lungometraggio di Eleonora Puglia distribuito da PiperFilm, ha riacceso i riflettori delle grandi occasioni sul cinema Adriano di Roma. Tra bagliori dei flash e un parterre ricco di volti noti del settore, la presenza di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, ha assunto una rilevanza simbolica e culturale di prim’ordine. Abbiamo raggiunto il noto giornalista per analizzare insieme a lui gli aspetti artistici, sociali e politici di una serata che ha celebrato il cinema peninsulare.

Presidente De Pierro, la cornice del cinema Adriano è apparsa quella dei grandi eventi d’un tempo: sala gremita, pubblico delle grandi occasioni e un muro di fotografi davanti al red carpet. Che atmosfera ha respirato?

«È stata una serata travolgente, di quelle che fanno bene al cuore e restituiscono energia a chi, come me, ama visceralmente la settima arte. Vedere uno spazio storico come il cinema Adriano così vivo, pulsante, con una partecipazione di pubblico straordinaria e un red carpet letteralmente preso d’assalto dai fotografi, è la dimostrazione plastica che quando la cinematografia italiana sa proporre contenuti forti, coraggiosi e ben distribuiti, la risposta della gente non si fa attendere. C’era un’elettricità bellissima nell’aria, un segnale chiaro di vitalità per il nostro panorama culturale».

Advertisement

La Sua presenza all’evento non è stata un semplice passaggio formale. Lei porta avanti da anni una battaglia storica a tutela del cinema Made in Italy contro l’invasione dei prodotti esteri…

«Esattamente. Per me essere lì è stato un atto di testimonianza e di coerenza. La difesa della nostra produzione audiovisiva, della creatività peninsulare e delle nostre maestranze rispetto allo strapotere d’oltreoceano è un’idea che porto avanti con convinzione incrollabile. Non si tratta di mero campanilismo, ma di tutela dell’identità culturale. Se non sosteniamo la nostra industria e le nostre storie, rischiamo di omologarci a narrazioni che non ci appartengono. Il movimento Italia dei Diritti è in prima linea su questo fronte, ed essere presenti a una prima così importante significa dire con forza: noi ci siamo e sosteniamo chi produce cultura in Italia».

Questa sensibilità verso il cinema nasce da lontano, affondando le radici anche nel suo decennio alla direzione di Radio Roma. Che ricordi conserva di quella stagione?

«Un periodo indimenticabile e straordinariamente fecondo. In quei dieci anni alla guida delle frequenze di Radio Roma abbiamo battuto record su record di ascolto, e il merito è stato anche della centralità che abbiamo sempre riservato al cinema italiano. Ho avuto il privilegio di condurre puntate memorabili e di dialogare con i veri giganti del nostro cinema: da Alberto Sordi a Carlo Lizzani, da Michele Placido a Enrico Vanzina, fino a Claudio Fragasso ed Enzo Garinei. Erano momenti di confronto profondo in cui si respirava l’orgoglio del cinema italiano. Quella stessa passione è il motore che muove ancora oggi la mia azione politica e culturale».

Entriamo nel merito di “Blue”. La pellicola affronta una trama intensa: una ragazza benestante che, per salvare il fidanzato dai debiti, accetta di esporre la propria intimità su una piattaforma hard per una sola notte. Come giudica l’opera sul piano tecnico e contenutistico?

«L’ho trovata un’opera di grande impatto e di rara sensibilità. Dal punto di vista tecnico c’è una regia precisa, ritmata, capace di scavare nelle emozioni senza mai risultare ridondante. Sul piano tematico, Blue tocca un tasto scoperto della nostra contemporaneità: il rapporto tra le giovani generazioni, il denaro facile, il peso delle aspettative sociali e il lato oscuro della rete. È una storia che mostra fino a che punto ci si possa spingere per amore, ma soprattutto le conseguenze inarrestabili che certe scelte comportano. Un tema scottante affrontato con estrema maturità drammaturgica».

La regista Eleonora Puglia ha dichiarato di aver voluto realizzare un film non giudicante né nichilista, lasciando allo spettatore la libertà di valutare. Condivide questo approccio?

«Assolutamente sì, ed è stato proprio uno degli elementi che ho apprezzato di più. Eleonora Puglia ha fatto un lavoro eccellente dietro la macchina da presa. Evitare la trappola del moralismo spicciolo o della condanna a priori era difficilissimo su un tema come il sex working online. La regista non punta il dito, non sale in cattedra e non cede al pessimismo cosmico; al contrario, offre allo spettatore una lente d’ingrandimento e gli consegna la responsabilità morale di giudicare secondo la propria sensibilità e i propri valori. È questo il grande cinema: quello che pone domande anziché distribuire risposte preconfezionate».

Nel cast figura Rocco Siffredi in un ruolo del tutto inedito: interpreta un medico oncologo, padre della protagonista. Come ha valutato la sua prova e questa scelta di casting?

«È stata una scelta estremamente intelligente e azzeccata, sia sotto il profilo del marketing e dell’impatto mediatico, sia sotto quello strettamente artistico. Siffredi si sveste dei panni che tutti conoscono per indossare quelli rigidi e drammatici di un genitore, un professionista della medicina messo di fronte al crollo del mondo di sua figlia. Vedere una figura simbolo del cinema per adulti interpretare il padre che deve fare i conti con l’ingresso della figlia nei circuiti dell’erotismo digitale crea un cortocircuito narrativo straordinario. Ha offerto una prova misurata, credibile e di grande efficacia».

Passando al cast femminile, ha espresso parole di grande lode per le protagoniste e in particolare per Veronica Ursida. Quali sono state le Sue impressioni sulle loro interpretazioni?

«Le giovani protagoniste, Alexia Cozzi e Shaen Barletta, sono state bravissime: hanno saputo restituire la freschezza, la fragilità e le contraddizioni tipiche dei vent’anni con grande naturalezza. Ma lasciatemi fare un plauso speciale a Veronica Ursida: la sua è stata in assoluto l’interpretazione più matura, solida e convincente del film. Ha saputo dare al suo personaggio una profondità e una sfaccettatura emotiva davvero notevoli, dimostrando un talento cristallino che ha conquistato tutti in sala».

A conferma di ciò, la Ursida è stata la più fotografata sul red carpet, specialmente al suo fianco…

«Sì, ed è stato un piacere autentico condividerlo con lei. Il red carpet è il termometro dell’affetto del pubblico e dell’interesse dei media: i fotografi l’hanno letteralmente tempestata di flash, riconoscendo in lei la vera stella della serata. Gli scatti che ci ritraggono insieme testimoniano l’atmosfera di grande festa e di stima reciproca che si è creata attorno a questo progetto».

La serata dell’Adriano è stata anche l’occasione per incontrare tanti amici e volti noti del settore. Con chi si è trattenuto in particolare?

«È stato un bellissimo momento di ritrovo. Mi ha fatto un immenso piacere rincontrare la mia cara amica Gioia Scola, una celebre attrice e produttrice di straordinario valore. Con lei ho avuto un lungo e appassionato confronto dialogico a caldo subito dopo la proiezione, e ho constatato con gioia che anche lei ha promosso il film a pieni voti, condividendo gran parte delle mie analisi. Inoltre è stato un piacere salutare il produttore Claudio Bucci, l’affascinante attrice Antonella Salvucci e la modella e showgirl Sandra Gomez. Ritrovarsi tra amici e condividere la passione per la settima arte rende eventi come questo ancora più speciali».

In conclusione, Presidente: quale messaggio consegna la prima di “Blue” al cinema italiano?

«Ci consegna una certezza: il cinema peninsulare è vivo, vegeto e ha ancora tantissimo da dire. Quando ci sono storie coraggiose, regie brillanti come quella di Eleonora Puglia, produttori avveduti e un cast all’altezza, il nostro pubblico risponde presente. Come Italia dei Diritti continueremo a batterci affinché opere come questa trovino sempre più spazio e dignità nelle sale. Il cinema Made in Italy è un patrimonio inestimabile, e serate come questa dimostrano che vale ogni singolo sforzo speso per difenderlo e valorizzarlo».

(Foto di Giancarlo Fiori)

 

Advertisement


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
giornale

Source link