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ROVIGO – Il Comune di Rovigo esce dal Cen.Ser., il Centro Servizi di viale Porta Adige, cedendo la propria partecipazione del 9,9% alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per un corrispettivo di 1,3 milioni di euro. È la decisione economicamente più rilevante assunta dal Consiglio comunale di venerdì 9 ottobre, riunito in seconda convocazione dopo che la seduta del giorno precedente era saltata per l’assenza della maggioranza (LEGGI ARTICOLO).
L’assemblea ha affrontato anche la relazione conclusiva della commissione d’inchiesta sul Polo Natatorio, la questione del garante dei diritti dei detenuti e una mozione sul suicidio medicalmente assistito.
Cen.Ser., il Comune incassa 1,3 milioni ma rinuncia alla partecipazione


Con l’approvazione della delibera, Palazzo Nodari autorizza la cessione della propria quota societaria, pari al 9,9%, alla Fondazione Cariparo, già azionista di riferimento del Centro Servizi. L’operazione consente al Comune di incassare 1,3 milioni di euro, ma comporta anche l’uscita dalla compagine societaria di una realtà che occupa un’area significativa della città, quella dell’ex zuccherificio trasformato in polo fieristico ed immobiliare con padiglioni e terreni.
La scelta ha suscitato le critiche di Matteo Masin, consigliere del Forum dei cittadini, che contesta soprattutto la rinuncia del Comune a partecipare direttamente alle decisioni sul futuro del complesso. «Il fatto che oggi si voti la cessione delle quote del Cen.Ser. significa che evidentemente, per questa Amministrazione, quell’area un futuro non ce l’ha», sostiene Masin.

Il consigliere richiama il valore storico dell’ex zuccherificio, ma soprattutto il ruolo che, a suo giudizio, la politica avrebbe dovuto mantenere nella programmazione del suo rilancio. «Uscire oggi da questa società non significa soltanto abbandonare un’area che si porta dietro una storia di oltre 100 anni, ma soprattutto che la politica e i soggetti pubblici sono venuti meno al ruolo di guida e indirizzo che avrebbero dovuto esercitare».
Masin solleva inoltre interrogativi su alcune questioni urbanistiche e patrimoniali che, secondo quanto riferisce, non avrebbero trovato risposte sufficienti durante il confronto in commissione. «Qual è il reale vantaggio di questa operazione? Avere un po’ di liquidità?», domanda, richiamando anche le posizioni espresse nel 2021 dall’attuale assessore Michele Aretusini, allora consigliere all’opposizione, contrario a perdere peso nelle scelte future sul Centro Servizi.
Per il consigliere del Forum, l’operazione rappresenta quindi una rinuncia alla possibilità di orientare direttamente lo sviluppo di un’area importante per Rovigo.
Piscine, approvata la relazione d’inchiesta: circa un milione di crediti ancora da recuperare

Il Consiglio ha approvato anche la relazione conclusiva della commissione speciale d’inchiesta sul Polo Natatorio, presieduta dalla consigliera di opposizione Elena Biasin, della Civica per Rovigo. Il documento è passato con 8 voti favorevoli, espressi dalle opposizioni con l’eccezione di Federico Frigato, e 12 astensioni della maggioranza. Un risultato che evidenzia come le conclusioni della commissione non abbiano raccolto una condivisione piena dell’assemblea.
La commissione ha esaminato la gestione dell’impianto dal maggio 2014 al febbraio 2025, attraverso otto mesi di lavoro, nove sedute formali e audizioni di dirigenti e amministratori.
Uno degli aspetti più significativi emersi riguarda la situazione economica: il Comune vanterebbe ancora crediti residui per circa un milione di euro nei confronti delle società Rhodigium Nuoto 2006 Srl e Padova Nuoto, che avevano gestito operativamente il complesso. Le somme deriverebbero da canoni non versati prima del fallimento, avvenuto nel 2018, della concessionaria Veneto Nuoto Srl. Sulla questione sarebbe attualmente in corso una trattativa con il Comune.

L’inchiesta ha individuato uno dei principali nodi nella concessione stipulata nel 2006 con Veneto Nuoto (Paolo Avezzù sindaco), in particolare nella clausola di surroga, che prevedeva il subentro del Comune negli obblighi finanziari residui in caso di insolvenza o fallimento del concessionario. La relazione evidenzia inoltre criticità nei controlli sull’impianto e sul rispetto degli obblighi contrattuali, oltre alle conseguenze dei contenziosi sulla continuità gestionale e sulla manutenzione.
Tra le indicazioni conclusive figura il mandato alla segretaria comunale Michela Targa di verificare eventuali profili di responsabilità. La commissione propone inoltre controlli più rigorosi sugli impianti pubblici, maggiore attenzione alle segnalazioni degli utenti e una relazione annuale della Giunta al Consiglio sullo stato delle strutture comunali.
Garante dei detenuti, Cittadin annuncia un bando
La seduta ha offerto anche un chiarimento su una questione emersa nella recente polemica tra la sindaca Valeria Cittadin e il vescovo di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello (LEGGI ARTICOLO).


Durante il confronto consiliare, il capogruppo di Forza Italia Paolo Avezzù ha chiesto informazioni sulla mancata nomina del garante comunale dei diritti delle persone detenute, figura la cui assenza era stata richiamata anche dal Vescovo. La sindaca, alla quale compete la nomina, ha risposto annunciando che «si procederà ad un bando per individuare questa figura».
Un impegno che apre quindi il percorso per arrivare alla designazione del garante.
Fine vita, respinta la mozione di Piscopo

L’ultimo tema di rilievo politico ha riguardato il suicidio medicalmente assistito. Il Consiglio comunale ha respinto la mozione presentata da Nello Piscopo, consigliere del gruppo misto, che chiedeva di disapplicare la recente normativa regionale in materia.
A favore della proposta, oltre allo stesso Piscopo, hanno votato Sofia Tasinato e Fabio Benetti, entrambi di Fratelli d’Italia. La mozione non ha quindi ottenuto il sostegno necessario per essere approvata.
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